Teatro dei Contrari - Logo
dal 10 Dicembre 2011
al 21 Dicembre 2011
 
'Buonanotte mamma' regia Giuseppe Oppedisano
dal 4 Dicembre 2011
al 18 Dicembre 2011
 
Mostra di pittura di Lucio Castagneri
dal 2 Dicembre 2011
al 7 Dicembre 2011
 
Inside Out
dal 15 Novembre 2011
al 27 Novembre 2011
 
ESSERE - Horror dell'adolescenza
dal 8 Novembre 2011
al 12 Novembre 2011
 
Monologando
dal 25 Ottobre 2011
al 30 Ottobre 2011
 
'La murena' ...un padre ...una figlia
dal 20 Settembre 2011
al 25 Settembre 2011
 
'DOPPIO - RECITAL' di e con Riccardo Russo
dal 7 Giugno 2011
al 12 Giugno 2011
 
"GRAND GUIGNOLESQUE" un Poe di antipasto... un Poe di De Lorde
dal 24 Maggio 2011
al 5 Giugno 2011
 
"I BUGIARDI" scritto e diretto da Lucio Castagneri
dal 19 Maggio 2011
al 22 Maggio 2011
 
"DOPPIO - RECITAL" di e con Riccardo Russo
dal 6 Maggio 2011
al 12 Maggio 2011
 
"GOODBYE GHEDDAFI" scritto e diretto da Tiziano Turci
4 Maggio 2011  
"Contrari al FUS"
dal 3 Maggio 2011
al 5 Maggio 2011
 
"UOMΩMEGA" performazione di Hossein Taheri e Antonio Bilo Canella
dal 19 Aprile 2011
al 22 Aprile 2011
 
"LA VALMEN" di e con Giulia Bornacin - regia Enrico Fumanti
dal 5 Aprile 2011
al 17 Aprile 2011
 
"INOTELLO" ideazione scenica di Saverio Ricci ed Emanuela Dessy
dal 29 Marzo 2011
al 3 Aprile 2011
 
La Compagnia Densa presenta: "fino alla fine" scritto e diretto da Fabrizio Romagnoli
dal 22 Marzo 2011
al 27 Marzo 2011
 
L'Associazione Culturale Novembre presenta: "COMICS, la vita a fumetti" scritto e diretto da Andrea Teodori
dal 8 Marzo 2011
al 20 Marzo 2011
 
"RACCONTANDO SYLVIA" dai diari di Sylvia Plath di e con Rita Pasqualoni e Daniele Latagliata, con il patrocinio di Roma Capitale Munic. XVII- Fonopoli-Vlog Sordi
26 Febbraio 2011  
"15059 STORIE SBAGLIATE" di e con Tiziano Turci
dal 22 Febbraio 2011
al 27 Febbraio 2011
 
"Lei...Lui...Loro..." scritto e diretto da Fabrizio Romagnoli, aiuto regia Emilia Tafaro
dal 15 Febbraio 2011
al 20 Febbraio 2011
 
"www.Testamento.eacapo" scritto e diretto da Luca Trezza
dal 1 Febbraio 2011
al 13 Febbraio 2011
 
"VULNUS" scritto e diretto da Mirella Bispuri
29 Gennaio 2011  
"Brasil.... pra no's" serata di musica brasiliana
dal 25 Gennaio 2011
al 30 Gennaio 2011
 
"Un concerto in punta di piedi" trasposizione teatrale e regia di Lorenzo De Feo tratto da "io, in punta di piedi di Susanna Cantelmo, con Susanna Cantelmo, Alessandra Ragusa (voce), Angelo Magnifico (chitarra), Andrea Salvi (flauto)
22 Gennaio 2011  
Concerto "TANGOS Y BOLERO" voci Giorgio Fiorenza e Alessandra Ragusa
dal 18 Gennaio 2011
al 23 Gennaio 2011
 
"e Tu sei bellissima" scritto e diretto da Claudio proietti, con Simone Colombari e Siddhartha Prestinari
15 Gennaio 2011  
"Brasil....Pra Nos"
dal 16 Dicembre 2010
al 18 Dicembre 2010
 
I Monoma presentano "WHAT' UP" Storia di un viaggio americano
dal 2 Dicembre 2010
al 12 Ottobre 2010
 
"MEGLIO ZITELLE" di Claudio Proietti, regia C. Ciorciaro e G. Bornacin
dal 2 Novembre 2010
al 14 Novembre 2010
 
"AGGIUNGIMI" di Fabrizio Romagnoli, regia di Enzo masci
dal 26 Settembre 2010
al 31 Ottobre 2010
 
"DON'T TRY" ovvero l'agiografia del maledetto Bukowski
dal 27 Aprile 2010
al 2 Maggio 2010
 
D - Ovvero la figura della donna nell'Italia del '900
dal 23 Marzo 2010
al 28 Marzo 2010
 
Ombre
dal 16 Marzo 2010
al 21 Marzo 2010
 
OGM
dal 10 Marzo 2010
al 14 Marzo 2010
 
SVEGLIAMI
dal 4 Marzo 2010
al 8 Marzo 2010
 
NON SONO SHARON STONE MA QUALCHE UOMO L'HO AVUTO ANCH'IO
dal 23 Febbraio 2010
al 28 Febbraio 2010
 
ULTIMA NOTTE A MARRAKECH
17 Gennaio 2010  
Laboratorio Belvederebelve Ogni Domenica
18 Dicembre 2009  
Piccola Orchestra Canto d'Inizio
17 Dicembre 2009  
Il Sole e la Luna, in Ombra
16 Dicembre 2009  
Marco Arturo Messina Concert
dal 3 Dicembre 2009
al 31 Dicembre 2009
 
Aperitivo Vagabondo
dal 1 Dicembre 2009
al 8 Dicembre 2009
 
B&B
dal 30 Novembre 2009
al 31 Dicembre 2009
 
Il volo di Dio
dal 26 Novembre 2009
al 28 Novembre 2009
 
Arzigogolo e Guazzabuglio
25 Novembre 2009  
E-Doll
dal 24 Novembre 2009
al 25 Novembre 2009
 
Radicanto
21 Novembre 2009  
Johnny on the Rise
dal 18 Novembre 2009
al 30 Giugno 2009
 
EnglishAperitive
dal 17 Novembre 2009
al 22 Novembre 2009
 
Discarded
14 Novembre 2009  
Brasil Jazz duo
13 Novembre 2009  
Rouge
dal 7 Novembre 2009
al 8 Novembre 2009
 
Tributo a George Gerswhin
6 Novembre 2009  
Saint Louis Night
dal 20 Ottobre 2009
al 30 Ottobre 2009
 
Little Stars
7 Ottobre 2009  
Saint Louis Night
dal 28 Settembre 2009
al 30 Giugno 2009
 
Il Foyer del Teatro dei Contrari
dal 25 Settembre 2009
al 27 Settembre 2009
 
ContrariOpen
1 Giugno 2009  
"DISCARDED RIFIUTI"
1 Maggio 2009  
"24.12.08 "
1 Aprile 2009  
"SPUMA SULLA SPIGHE VOL.2"
1 Marzo 2009  
"IL DIARIO DI ADAMO ED EVA"
1 Febbraio 2009  
"LITTLE STARS"
1 Gennaio 2009  
"DOPPIA COPPIA BATTE IL TRIS"
1 Dicembre 2008  
"PUDIJACA"
1 Dicembre 2008  
"MIO CARO PAPA'"
1 Novembre 2008  
"I DUE ALL'OPERA"
1 Ottobre 2008  
"ALFABETO DEI SENTIMENTI"
1 Aprile 2008  
"VESTITO PIACCIO, NUDO CONVINCO"
1 Marzo 2008  
"IL TUO NOME BRUCIA SULLE MIE LABBRA"
1 Febbraio 2008  
"OASIS"
1 Gennaio 2008  
"AL CIVICO 25"
1 Dicembre 2007  
"JIM MORRISON & THE DOORS"
17 Novembre 2007  
RITURNELLA
1 Novembre 2007  
"CINQUE DONNE CON LO STESSO VESTITO"
1 Ottobre 2007  
"SONO DIVENTATO ETERO"
3 Novembre 2003  
Il Manifesto
1 Novembre 2003  
Il Messaggero
30 Ottobre 2003  
Il Messaggero
30 Ottobre 2003  
L'Avanti!
18 Dicembre 2002  
Sera Italia
23 Ottobre 2002  
Il Tempo
22 Ottobre 2002  
La Repubblica
18 Ottobre 2002  
Il Corriere Laziale
31 Maggio 2002  
Il Tempo
19 Maggio 2002  
Il Tempo
26 Novembre 2001  
Gazzetta del Sud
1 Maggio 2001  
La Critica
dal 15 Aprile 2001
al 16 Aprile 2001
 
Sera Italia
28 Marzo 2001  
La Repubblica
25 Marzo 2001  
Il Messaggero
4 Marzo 2000  
La Repubblica
1 Marzo 2000  
Corriere della Sera
14 Ottobre 1998  
Sera Italia
13 Ottobre 1998  
Il Corriere Laziale
2 Ottobre 1998  
La Repubblica
24 Marzo 1998  
Sera Italia
Foto - 'Buonanotte mamma' regia Giuseppe Oppedisano   'Buonanotte mamma' regia Giuseppe Oppedisano
di Marsha Norman con Maurizia Grossi (Jessie) - Alessandra Ferro (Thelma)

La storia di Thelma e Jessie, è una storia tutta da vedere e sentire; a volte con il cuore altre con la testa. E’ una di quelle storie dove  la parola ha un limite, non colma e non colmerà mai l’esplodere di sentimenti. Come definire il dolore, l’amore, le paure, la disperazione, la malattia …. non si può, si può solo sentire e vedere.
La storia di una madre, Thelma, e una figlia Jessie, dove, anni di convivenza, gli permettono di capirsi con uno sguardo, non serve altro. Due donne serene, complici, felici, apparentemente.
 Ma malgrado le maniacali pulizie della figlia, polvere sotto il tappeto se n’è accumulata tanta, troppa. …a volte si ha bisogno di una pulizia completa, totale
Ed è così che Jessie, annuncia la sua decisione alla madre, sottovoce, lucida, senza nessuna drammatizzazione.
L’evento, forse, liberatorio per la figlia è uno tsunami fisico e mentale per la madre. Emergono tante verità, tante cose mai dette ….. ma uno tsunami non può essere descritto va visto e sentito….. Buonanotte, mamma……
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Foto - Mostra di pittura di Lucio Castagneri   Mostra di pittura di Lucio Castagneri
Mostra di pittura di Lucio Castagneri nel foyer del Teatro dei Contrari

Lucio Castagneri, noto agli amanti del teatro come autore, regista ed attore,  è  conosciuto come pittore  in Italia e all’estero, dove ha esposto
in  numerose e prestigiose Gallerie d’arte con successo di critica e di pubblico.  La mostra che si aprirà il 4 dicembre presenta, insieme ad opere che proseguono  il suo quarantennale percorso pittorico, due nuovi lavori di grande formato: “La Nascita di Venere” e “Lo Spirito del Teatro”.  
Il primo costituisce il post scriptum  di uno spettacolo (“ I Bugiardi”) di Castagneri andato in scena nello stesso Teatro dei Contrari alla fine del maggio scorso. Lo spettacolo trattava infatti di un pittore e della sua modella durante  la lavorazione di un quadro che rappresentava la Nascita di Venere.   “Lo Spirito del Teatro” è un quadro invece che per l’Autore racchiude una riflessione profonda sulla propria esperienza teatrale, dove l’immagine dipinta  è  liberamente aperta a qualsivoglia lettura.

Principali mostre personali:
1974 Galleria Albatros, Roma. 1976 Casa di Spagna, San Juan, Puerto Rico.  1978 Galleria La Palma, Siracusa. 1981 Galleria Arte Cortina, Cortina d’Ampezzo.  1983 Galleria Ideogramma , Torino. 1984 Galleria Tardy, Enschede, Olanda. 1985 Galleria L’Autre Equivoque, Ottawa, Canada. 1986 Galleria Lombardi, Roma. 1987 Galleria La Vetrata, Roma. 1988 Galleria Fidia, Roma. 1989 Italienska Kulturinstitutet, Soccolma, Svezia. 1991 Galleria Il Tetto, Roma.  1992 Galleria Ward Lawrence, New York.  1995 Galleria L’Ippocastano, Roma.  1998 Ambasciata d’Italia al Lussemburgo, Circolo Munster.  1998 Galleria Europa, San Francisco.


 Di lui hanno scritto tra gli altri:
Vito Apuleo (Il Messaggero),  Renato Civello (Il Giornale d’Italia),  Mario De Candia (La Repubblica),  Fausto Gianfranceschi (Il Corriere della Sera),  Domenico Guzzi,  Mario Lunetta,  Dario Micacchi (L’Unità),  Angelo Mistrangelo (La Stampa),  Ugo Moretti,  Carlo Munari,  Elio Pecora,  Franco Simongini (Il Tempo), Duccio Trombadori.

Castagneri, nato nel 1947 a Genova, vive a Roma dove si è laureato in Giurisprudenza. Ha studiato a New York all’Art Student League, e a Roma presso la Scuola della Medaglia del Poligrafico dello Stato. E’ presente nel Catalogo Editalia.

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Foto - Inside Out   Inside Out
Performance di teatro danza

Mente e  corpo, i due aspetti di una stessa unità. Ma all’improvviso qualcosa nell’armonia si lacera, l’unicità si frammenta. Il cuore comincia a pulsare impazzito, la gola si stringe, il respiro si fa affannoso, non c’è  controllo, niente più è familiare, tutto diventa minaccia. Questa intensa performance miscela testo, movimento, video istallazione e musica originale live per dar corpo e voce al disagio interiore, sottile e troppo spesso inascoltato, che permea le esistenze di questo nostro tempo complesso.

Ideazione e Regia:  Flaminia Graziadei
Coreografia: Flaminia Graziadei e Tanya Khabarova
Recita: Sabrina Venezia
Danza: Tanya Khabarova
Live Original Music: Elisa Luu
Video Installation: Mara Bertoni
Scenografia: Cinzia Lo Fazio
Costumi: Grazia Colombini
Testo di Flaminia Graziadei

liberamente ispirato a:Antonine Artaud  Alda Merini Jonathan Safran Foer
 

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Foto - ESSERE - Horror dell'adolescenza   ESSERE - Horror dell'adolescenza
Scritto da Giovanni Franci Diretto da Marianna Galloni e Giovanni Franci Aiuto alla regia Marco Aquilanti Attrice Elisabetta Rocchetti Danzatrice Maria Isabel Galloni

Non possiamo anticipare nulla degli eventi che costruiscono questa storia, perchè quasi tutti sono dei segreti che potranno essere rivelati esclusivamente nel buio della scena. In fondo, già il titolo suggerisce anche troppo di quello che vedrete. Essere è, infatti, una storia di formazione, il racconto di un passaggio, dalla fanciullezza all'adolescenza, dall'adolescenza a qualcos'altro. Un percorso misterioso, attraverso i sentieri del sogno, del sesso, dell'abuso e del dolore. Il testo può essere descritto come una grande cattedrale gotica in cui la protagonista celebra il funerale della propria innocenza.
C'è un incubo ricorrente, c'è una nuova enigmatica compagna di banco, così, per la nostra protagonista, ha inizio un'avventura inquietante dentro se stessa, in cui il presente si confonde col passato, il bene con il male, la verità con la menzogna, l'amore con il ricatto.
E' il ricordo lo strumento di tortura che preferiamo, abbiamo affilato le lame che sezioneranno i nostri desideri, le spine che ci faranno sanguinare il cuore ed i chiodi che passeranno da parte a parte la nostra mente. Ora dobbiamo essere disposti a guardare, tutto, senza chiudere gli occhi, nemmeno una volta.

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Foto - Monologando   Monologando
II rassegna di monologhi

Il Teatro dei Contrari, in collaborazione con Alessandro Sena e con il contributo della Provincia di Roma, presenta la seconda edizione della rassegna MONOLOGANDO.
Diversi attori per sera, si esibiranno recitando i propri monologhi davanti ad una giuria popolare che, tramite il proprio voto, decreterà il vincitore della serata. Gli attori che vinceranno le singole serate, si confronteranno poi nella serata finale di sabato 12 novembre davanti ad una giuria popolare e ad una giuria di addetti ai lavori quali registi, sceneggiatori e doppiatori.
Il vincitore della rassegna avrà diritto a realizzare uno spettacolo teatrale della durata di dieci giorni presso il Teatro dei Contrari.

Giunta alla seconda edizione, MONOLOGANDO è una rassegna che offre al grande pubblico l’occasione di incontrare giovani talenti su palcoscenici di nicchia, trasmettendo attraverso la modalità del monologo, le svariate forme di teatro sia per espressione che contenuti.

Sostenuta dalla Provincia di Roma, la rassegna ha visto circa 400 richieste di partecipazione pervenute da attori ed attrici italiani.

 

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Foto - 'La murena'  ...un padre  ...una figlia   'La murena' ...un padre ...una figlia
Atto unico di Fabio Tiso regia di Erika Manni con Veronica Liberale e Fabio Tiso.

I cordoni ombelicali a volte possono essere invisibili, ma forse più attivi di quanto noi stessi  vogliamo credere.     
Irene, una donna di circa quarant’anni, durante un trasloco nella casa dove ha vissuto da bambina trova un pacco con le lettere a lei scritte dal padre e mai recapitate.
Sono lì per caso o qualcuno le ha messe appositamente perché lei le trovi?
L’uomo infatti è scomparso dalla sua vita da  più di trent’anni, e la lettura delle  missive le squarcerà il velo che copriva il reale motivo del suo allontanamento  e lo straziante dolore che lo ha accompagnato.
La lettura da parte di Irene, inframezzata da racconti e riflessioni sulla propria esistenza di giovane donna, le farà scoprire attraverso i ricordi di entrambi quanto la sua sofferenza e la sua vita di perdente siano state simili a quelle del padre, che aveva sempre inutilmente tentato di mantenere il filo dell’affetto che li univa.
     
Lo spettacolo vuole occuparsi delle donne che ricercano la propria essenza.
Irene lo fa ritrovandosi ad esaminare le origini della propria vita, riscoprendo attraverso le proprie radici una parte della famiglia che le era stata negata.
In molte donne la ricerca di serenità e le basi del rapporto con l’altro sono strettamente correlati al rapporto paterno, e quando questo rapporto viene forzatamente negato, le conseguenze possono essere pesanti, fino ad intraprendere, come nel caso della protagonista, le strade dell’autodevastazione, dell’autodistruzione.     
Culturalmente, ma anche socialmente, la maternità e la paternità, il maschile ed il femminile, sono sempre esistiti separatamente, senza riuscire a trovare, se non fuggevolmente, un reale punto di contatto, nessuna possibilità di conoscersi fino in fondo.
Mentre sarebbe auspicabile e di grande importanza che lo si facesse a vantaggio dello sviluppo dei nostri figli, di fronte ai quali abbiamo, padri e madri, uguale importanza e responsabilità.

 

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Foto - 'DOPPIO - RECITAL' di e con Riccardo Russo   'DOPPIO - RECITAL' di e con Riccardo Russo


"DOPPIO, ché l'uomo non è uno bensì dueRECITAL è l'esclusiva confessione di Mr Hyde.

Non è uno strano caso che il romanzetto di Stevenson, sia denso degli umori della poesia francese del secondo '800: la vita come una maledizione, il luogo elettivo dello sradicamento, dello spaesamento, della non-appartenenza, della folla solitaria che aliena l'individuo. Le rifrangenze nei vuoti delle metamorfosi etiliche (di quel pagliaccio di Jekyll!) voglion evocare le Illuminations di Rimbaud […]. Della memoria e dell'entropia dell'amore, quello investito solo su di sé, disperatamente autodiretto, troppo esigente, assoluto, che consuma nella realtà ruvida a spegnersi, nel deserto e nella notte, si parla. Amore e memoria: i poteri su cui l'io non ha potere, ci di-spiega Emily Dickinson...Hyde è l'ombre enfouie dans la profondeur par cette voile alternative (videlicet Mallarmé)... alternativa al punto d'adattare all'invergatura la sua beante profondità di scafo (in omofonia: schifo!) di bastimento inclinato, alternativa nel senso che si alterna a l'un et l'autre bord. Hyde suicida Jekyll, ritualmente/ come un onda/ andando a morire alla de-riva... di legno."

 

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Foto -   "GRAND GUIGNOLESQUE" un Poe di antipasto... un Poe di De Lorde
con Andrea Tolli - Cristiana Mecozzi - Gaetano Esposito - Giuseppe Salamone - Ilaria Falconi - Linda Celeste Montemiglio - Maria Paola Risa - Maria Rosaria Bonamico - Miro Barsocchi

ridotti € 13,00

sabato h 17,00 - domenica h. 18,00

...Signore e signori, madames e monsieurs, ladies and gentlmen, benvenuti, bienvenue, welcome! Questa sera follia, disperazione, fantasia, orrore! Senza spiegazioni, senza giustificazioni, senza scuse, senza pietà. Questa sera sarete nostri graditi ospiti. Siamo a Parigi, in Rue Chaptal, un sordido e oscuro vicolo cieco sulla riva destra della Senna, a Pigalle, numero 20 bis. Siamo nel 1897. Siete… al Teatro del Grand Guignol...

Un esperimento noir  in omaggio al Theatre du Grand Guignol, macabra e grottesca iperbole teatrale nata a Parigi nel 1897,  degno precursore e ispiratore del cinema horror e splatter, da esso inevitabilmente superato nel dopoguerra per le possibilità infinite della macchina da presa e degli effetti speciali, rispetto alla macchina artigianale del teatro.

Un genere oramai del tutto ignorato in Italia ma per fortuna salvo all’estero, dove compagnie di prosa “specializzate” ripropongono con successo l’abbondante e vario repertorio di sfiziosissime piecè ancora molto molto “toccanti”.

Oggi, incastonati nella novella di E.A.Poe  “Il sistema del Dottor Piuma e del Professor Catrame” alcuni racconti di De  Lord rivivono sulle tavole del palcoscenico del Teatro dei Contrari, per l’occasione tramutato nella cappella sconsacrata del convento giansenista che ospitò all’epoca questo particolare genere teatrale.

In scena nove giovani attori, usciti dalla Palestra Teatrale dell’Ass. Cult. Punto&Virgola di Paolo Mellucci, che guidati  dalla regista Emanuela Dessy, e dalla pararegia di Riccardo Russo, si provano in un contesto drammaturgico del tutto inusuale.

Una prova interessante. Senz’altro una sfida. Sconsigliato ai deboli di stomaco.

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Foto -   "I BUGIARDI" scritto e diretto da Lucio Castagneri
con: Lucio Castagneri, Teodora Nadoleanu, Ezio Passacantilli, Nicola Caccavelli, Martina Miele, Gianluca Mastronardi

ridotto € 10

 

In un atelier di un famoso pittore del settecento, una curiosa storia tra tre personaggi principali: il Maestro, Elvira la sua modella e Pomponio il giovane di bottega. Il Maestro sta dipingendo su commissione di un misterioso Duca un quadro che rappresenta la nascita di Venere, ed Elvira che posa per lui sembra essere in realtà la stessa moglie del Duca, pur affermando di essere la cameriera della Duchessa e sua sosia. Un Cardinale, due Guardie dell'Inquisizione, una Madre misconosciuta ed un enigmatico Burattinaio di nome Le Chapellier contornano la storia tra il Pittore e la Modella. Lo spettacolo, pur vagamente rievocando Goya e la "Maja Desnuda" riporta ai nostri giorni il gioco delle rappresentazioni e delle finzioni d'identità sospese tra desiderio d'innovazione, censure, tabù che agiscono nello spazio intermedio tra arte e realtà. L'arte, infine, a sostegno condiviso tra i personaggi di un più libero e benevolo percorso di vita.

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Foto -   "DOPPIO - RECITAL" di e con Riccardo Russo
regia di Riccardo Russo

Info e prenotazioni: 3801491662 - 3489602600

DOPPIO-RECITAL. S’esiste la confessione di Henry Jekyll, n’esiste anche una di Edward Hyde. Un recital consta, n’è vero, in una esibizione solistica; doppio, ché l’uomo non è uno bensì due. Stevenson “chiude” con una confessione dell’io; io “apro” con quella del suo doppio. Tout-court, ho immaginato le ultime ore, in quell’allucinante buio claustrofobico osceno studio, viste dal punto di vista di Edward Hyde, vissute dall’orrido atrabiliare anzichenò comico Hyde. Più che altro confezionar asettiche sinopsi, mi voglio citare questo passo allusivamente teatrico-attanziale: “… perché mai aveva una maschera sul volto?” …che bisogno c’era, se era proprio lui (come a dir sé stesso) di portare una maschera? Chi che sia si sia della maschera dietro la maschera, la maschera sovrapposta alla maschera, la maschera attaccata alla carne per ricordarle – la memoria dell’altro da sé – quanto può non essere o non… nondimeno, la camera di “Jekyll dentro Hyde” – in questo strano caso è Jekyll che fa di tutto per irrompere in Hyde – è l’anticamera di un Amleto, un Amleto embrionale, la cui coscienza malata comincia a formarsi: in origine era un tale che si chiamava Hyde, un bambino ora incattivito dannatamente incattivito, poscia Jekyll, l’adulto dannatamente adulto, l’ha per l’appunto cancerizzato. Hyde respingerà gli assalti di Jekyll finché potrà. Così la belva agonica correrà solitaria, dallo studio al laboratorio (laddove si da metamorfosi), contro una schisi per  lui accettabile mai, incontro all’unico finale possibile (all’apparenza della finzione?):  un suicidio rituale…  ecco l’onda che va a morire sulla de-riva… di legno!

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Foto -   "GOODBYE GHEDDAFI" scritto e diretto da Tiziano Turci
con l'indispensabile collaborazione di Rossella Teramano e Sonja Caramagno, regia di Tiziano Turci

domenica: h. 17,00

Promo: http://www.youtube.com/user/pianoforteification#p/a/u/0/UxXNTNaBB0E

 

Un viaggio reale e metaforico di un Ulisse contemporaneo che naviga senza muoversi o che si muove navigando fra i marosi della contemporaneità e le vite di chi il mare lo affronta davvero, per raccontare il viaggio di tanti, o forse di tutti, verso una vita migliore. Partendo dai resoconti dei libri di Gabriele del Grande, Tiziano Turci narra di storie di viaggi e sogni infranti verso una realtà che non sa più raccontare sé stessa. L'attore suona, parla, canta e, sopratutto, interagisce con il pubblico. Un meta-teatro, un teatro di narrazione, un teatro canzone, un teatro jazz, un teatro rap per correre dalle politiche dell'immigrazione al concetto di democrazia, dalla Libia a lampedusa. E non solo. Uno spattacolo più che mai attuale che, a ritmo di jazz, in equilibrio tra palco e sala, monologhi e canzoni, racconta divertendo, cosa accade oggi fra l'Italia e la Libia, Ceuta e Melilla, il nostro governo e le direttive europee che costuiscono il presente e il futuro dei candidati all'immigrazione e di tutti noi.
 

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Foto -   "Contrari al FUS"


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Foto -   "UOMΩMEGA" performazione di Hossein Taheri e Antonio Bilo Canella
con Silvia Pegah Scaglione e Dawood Kheradmand

Al centro dello spettacolo, l'assenza di copione. la "performazione" di Canella e Taheri, con Silvia Pegah Scaglione e Dawood Kheradmand, navigherà in euforica libertà ad incontrare il mito dei "Sette Dormienti di Efeso", le avventure e le teorie di Louis Massignon e, sopratutto, il fantastico mondo dei Ledom, generato da Theodore Sturgeon nel suo romanzo "Venus PlusX". Senza alcuna rete di sicurezza, musica, parole, canti, luci e scene si intrecceranno, danzando in totale dimenticanza. Tutto al fine di recuperare il Teatro come sacra celebrazione profana, dove alto e basso, Apollo e Dionisio si fondono: arte estemporanea sublimata da un grande artigianato.

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Foto -   "LA VALMEN" di e con Giulia Bornacin - regia Enrico Fumanti
tecnico audio-luci Simone Martino, riprese e montaggio Toni Bornacin, costumi Melina Varon, disegno luci Enrico Fumanti, archivio fotografico Fam. bornacin

Sta per cominciare a prendere forma...di volta in volta...di teatro in teatro...replica dopo replica...grazie alle critiche degli amici, questo spettacolo sta cominciando a diventare il vero omaggio ad una persona come poche, che ha fatto della sua passione la sua ragione di vita...e ha regalato vita...

"LA VALMEN".... ricordando i valori che ora sono meno....

Uno spettacolo comico, poetico, di intensa protesta e tutto al femminile per ricordare e celebrare,il ruolo della "levatrice" nella società dei nostri genitori o nonni,  ma sopratutto riscoprire e valorizzare il ruolo stesso della donna da una parte, e il mistero e la poesia della nascita dall'altra..... aspetti ormai soffocati dall'apparente comodità del parto in ospedale, vissuto oggi più come una malattia da curare che come un lieto evento.

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Foto -   "INOTELLO" ideazione scenica di Saverio Ricci ed Emanuela Dessy


domenica h. 18,30

 

INOTELLO ma anche INVENEZIA. Venezia, contenitore acquatico dove razze, principi, prìncipi e dignità marciscono tra stoffe, puttane, spezie e profumi. Venezia rotta all'incollabile Ragion di Stato della repubblica nebulosa ed infida, che ora e qui macina il Moro vittorioso, lo usa, lo manipola, lo delude. Lo illude. INOTELLO, per un soffio INCASSIO. Stranieri messi a confronto, in lizza, in sfida. accolti con applausi e cinicamente respinti o peggio, messi in condizione di farsi respingere malgrado se stessi. Senza cha alcuno si sporchi le mani. INOTELLO o forse sarebbe più giusto IN IAGO. In Iago, roso, malato, insoddisfatto, nevrotico, cornuto e provinciale, all'apparenza sottile ma invece grasso nel suo pensare, che suda umori oleosi s caotici, che più diventa "cattivo" e più suda per l'enormità del suo sentire? Il vero dramma della gelosia in questo non-dramma della gelosia non è forse quello di Iago? Una gelosia a tutto tondo, un'insoddisfazione a tutto tondo, una misera e povera e stupida vendetta a tutto tondo? E Otello? Otello è un sogno esotico. Un sogno d'amore che si disfa tra le mani del sognatore. Otello è la perdita della certezza primordiale, la perdita reale o supposta dell'altro. Desdemona, Emilia, Bianca, Rodrigo... palpiti di carne, oggetti, scuse... Accidenti necessari per un mortale ménage a' trois. Sette personaggi: da Sheakespeare a un letto stropicciato.

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Foto - La Compagnia Densa presenta:   La Compagnia Densa presenta: "fino alla fine" scritto e diretto da Fabrizio Romagnoli
con Ilaria Antoniani e Emilia Tafaro

domenica h 18,30

 

Due donne, due amiche. Un gioco spietato. Un continuo invertirsi di ruoli. Chi è la vittima e chi la carnefice? Chi delle due, in realtà, detiene lo scettro della "manipolatrice"? Chi delle due, in verità, sfrutta l'altra solo per non rimanere sola? Una grande amicizia e una vita parallela mai confessata! Un'incolmabile storia d'amore e un amore mai palesato! Per sempre insieme, fino alla fine, e la presunzione di controllare tutto e tutti! L'importante è non permettere a nessuno di avvicinare l'altra. Un legame malato, corrosivo, al quale nessuna delle due riesce a rinunciare finché il segreto, il pensiero che non si "deve" confidare viene svelato, il cordone ombelicale si spezza e irrimediabilmente si arriva alla fine. Fino alla fine...e se si hanno differenti modi, tempi, scopi, necessità di vivere?

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Foto - L'Associazione Culturale Novembre presenta:   L'Associazione Culturale Novembre presenta: "COMICS, la vita a fumetti" scritto e diretto da Andrea Teodori
con Diego Migeni, Maria Ippoliti, Giorgia Guerra, Valerio Marinaro, luci Giovanna Bellini, scenografia Giada Tosto, artwork Luca Valerio D'Amico, musiche originali FILARCO,

ridotto € 12

 

Matteo è un giovane fumettista e vive in affitto. La sua vita oscilla tra la fantasia e la realtà. nella stessa casa, due nuove inquiline, Carlotta e Jennifer, entrambe hostess e molto belle, stanno per fare la loro apparizione. Dapprima entusiasta al pensiero di vivere con due donne meravigliose, successivamente, Matteo si troverà senza volerlo, risucchiato in un tremendo incubo.

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Foto -   "RACCONTANDO SYLVIA" dai diari di Sylvia Plath di e con Rita Pasqualoni e Daniele Latagliata, con il patrocinio di Roma Capitale Munic. XVII- Fonopoli-Vlog Sordi
regia Lorenzo De Feo, aiuto regia Antonio lupi, musiche Eugenio Tassitano, disegno luci Tony Di Tore

domenica h. 18,00

 

In "Raccontando Sylvia - dai diari di Sylvia Plath", si svela la donna che ha l'esigenza di condividere paure, contraddizioni, dubbi e sofferenze per smascherare quegli inganni della mente che l'hanno resa preigioniera di se stessa, allontanandola da qualsiasi forma di accettazione gioiosa del suo essere. Una donna che vuole confrontarsi senza più imbarazzi e timori con "l'altro". "L'altro": donne e uomini ma sopratutto esseri umani imperfetti come lei.

Una donna alla ricerca della propria identità.

Una donna passionale,

Una vita vissuta al limite dell'umano vivere.

Una donna che non vuole morire.....non più.

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Foto -   "15059 STORIE SBAGLIATE" di e con Tiziano Turci
voce e piano Tiziano Turci

 

Un attore, un pianoforte, un teatro iazz per correre dalle politiche dell'immigrazione al concetto di democrazia, dalla Libia a Lampedusa, dal punto nave sulla carta nautica alla rotta per una terra promessa cercando di capire chi conduce la barca.

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Foto -   "Lei...Lui...Loro..." scritto e diretto da Fabrizio Romagnoli, aiuto regia Emilia Tafaro
con Irene Canale e Enzo Masci

domenica h. 18,00

 

Chi è la vittima? Chi è il carnefice? In un claustrofobico appartamento, ogni giorno, "il gioco delle parti" prende il sopravvento e gli eventi sfuggono di mano ai protagonisti. Un passato che non riesce a guarire nel presente e che come un vortice ingoia tutto. L'immaginario si impossessa del mondo reale. L'immaginario diventa l'unica realtà verso cui protendere. Lei, Lui, Loro appartengono allo stesso mondo. Il mondo da cui non c'è ritorno.

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Foto -   "www.Testamento.eacapo" scritto e diretto da Luca Trezza
con Luca Trezza

domenica h. 18,00

 

Un uomo ed computer. Un uomo appeso su un filo di una connessione remota. Un uomo ha un appuntamento con una "x", un appuntamento da chat sopra un ponte. Mentre attende..... ecco l'infanzia: i mamma-papà, i nonsense, le canzoni,  gatte e falene sui lampioni. Un delirar. Come un urlo una lamentaszione. Un "Faccia libro" di questo tempo.

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Foto -   "VULNUS" scritto e diretto da Mirella Bispuri
con Claudio Linari, Ines Lonigro, Marcello Ravesi, Guido Colangeli, Laura Salvi, Marzia Spinelli. disegno luci e suono Mauro Gavini, costumi Cinzia Iacono

domenica h. 18,00

 

Vulnus. Ferita, squarcio, crepa. Sessanta minuti è il tempo che cinque personaggi "qualunque", due uomini e tre donne, hanno a disposizione per attraversare alcuni aspetti di un vivere civile che si discosta dai valori alti della "creatura uomo". Di volta in volta a confronto con il guasto che corrompe una realtà apparentemente perfetta, funzionale, organizzata. Incessantemente spinti lungo un percorso a "tappe", come a diventare tessere di un puzzle dove risuonano i temi della solitudine, della vergogna, del silenzio, della sopraffazione, della speranza.

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Foto -   "Brasil.... pra no's" serata di musica brasiliana
con Anna Maria Manzi (voce) e Roger Carrer (pianoforte)

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Foto -    "Un concerto in punta di piedi" trasposizione teatrale e regia di Lorenzo De Feo tratto da "io, in punta di piedi di Susanna Cantelmo, con Susanna Cantelmo, Alessandra Ragusa (voce), Angelo Magnifico (chitarra), Andrea Salvi (flauto)
tratto da "io, in punta di piedi di Susanna Cantelmo, con Susanna Cantelmo, Alessandra Ragusa (voce), Angelo Magnifico (chitarra), Andrea Salvi (flauto)

domenica h. 18,00

Tanto amo essere una donna in evoluzione pronta a cambiare, a modificarsi e a prendere dagli altri, quanto detesto chi non sA farlo, chi rimane fermo nelle proprie convinzioni, chiuso nel proprio egocentrismo.

In punta di piedi tra parole e musica, il coraggio di mettere a nudo le diverse sfumature dell'amore. I ricordi si alternano alle sensazioni con sottile ironia e le note del flauto si fondono con la voce e l'arpeggio della chitarra. Il desiderio di affrontare l'amore, prenderlo di petto ed esorcizzarne così le paure. Un insolita colonna sonora che da Kramer a Bizet, aiuta il pubblico tra sorrisi, qualche risata, un pizzico di commozione a rispecchiarsi suo malgrado.

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Foto - Concerto   Concerto "TANGOS Y BOLERO" voci Giorgio Fiorenza e Alessandra Ragusa
al pianoforte Riccardo Zanoni, al basso Giancarlo Cascino

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Foto -   "e Tu sei bellissima" scritto e diretto da Claudio proietti, con Simone Colombari e Siddhartha Prestinari
ufficio stampa Rocchina Ceglia; scenografia e progetto grafico Eliana Papetti Bolton Graff; foto Loredana Vanini

ridotto 12

domenica h 17,30

info e prenotazioni: 3461050320-3319537608-3489602600

 

"Si amavano così tanto.......da non riuscire a stare insieme". E' l'ipotetico sottotilo di questa commedia romantica. Una vicenda spiritosa e commovente. Paolo e Cristina si incontrano, per caso, in una cittadina di provincia. Sono passati diversi anni dall'ultima volta che si sono visti. Dovranno fare i conti con il passato, e sopratutto, con la loro storia d'amore.

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Foto -   "Brasil....Pra Nos"
Anna Maria Manzi, Roger Carrer

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Foto - I Monoma presentano   I Monoma presentano "WHAT' UP" Storia di un viaggio americano


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Foto -   "MEGLIO ZITELLE" di Claudio Proietti, regia C. Ciorciaro e G. Bornacin
con Sarah De Marchi, Flavia Martino, Veronica Milaneschi

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Foto -   "AGGIUNGIMI" di Fabrizio Romagnoli, regia di Enzo masci
con Vanessa Contini, Gianluca Zito, Romeo Cirelli

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Foto -   "DON'T TRY" ovvero l'agiografia del maledetto Bukowski
di e con Alessio Rizzitello e Niccolo' Scognamiglio, musiche di Michelangelo Pettinelli

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Foto - D - Ovvero la figura della donna nell'Italia del '900   D - Ovvero la figura della donna nell'Italia del '900
Al teatro dei contrari il Novecento Italiano dal punto di vista delle donne.

Diviso in quadri legati a specifiche tematiche, lo spettacolo parla del rapporto delle donne con l’istruzione, del contributo dato durante la guerra, della violenza di cui sono state vittime, dello sfruttamento subìto come lavoratrici e delle lotte combattute per lavorare in condizioni più dignitose. Nella messa in scena solo un grande baule in cui sono custoditi gli oggetti utili a narrare storie che vedono singole protagoniste e situazioni condivise da tutto il mondo femminile.


La cassa non è però solo un contenitore ma si trasforma a seconda delle tappe affrontata durante il percorso. Si muta così in treno della speranza quando giovani immigrate partono dalla Sicilia, decantando la tradizione in attesa di arrivare alla stazione di Porta Nuova, o pedana su cui “sessantottine” salgono per urlare alla gente la propria dissidenza durante le manifestazioni. Diventa infine piazza in cui pupazzi si raccontano gli scandali che hanno spesso contribuito a influenzare l’opinione pubblica, liberando la figura della donna da falsi moralismi.



Dice Simone Schinocca, autore e regista dell’opera:

“D vuole valorizzare il supporto che le donne hanno avuto nella democrazia italiana. Spesso segregate ai margini della storia, hanno invece lottato per ottenere non solo una condizione propria di parità, ma anche per il miglioramento delle condizione di vita di tutto il popolo italiano. Insieme alle attrici abbiamo però pensato di non creare uno spettacolo drammatico: D usa difatti l’ironia, caratteristica molto femminile, come strumento di fondo della rappresentazione”


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Foto - Ombre   Ombre
Testo teatrale in due tempi di Alessandro Mancini, versione con musica dal vivo di Enzo Milioni

Musica jazz originale di Piero Simoncini e Fabio Tullio

Piero Simoncini-contrabasso, chitarra

Fabio Tullio-sassofono, oboe

con

Natasha Daunizeau-Claudia

Alessandro Mancini-Matteo

Ester Albano-L'altra

Scene e costumi-Alessia di Maggio

Aiuto regia-Francesca La Scala

Regia di Enzo Milioni

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Foto - OGM   OGM
Organismi geneticamente modificati

La Compagnia di Prosa METTIUNASERAACENA

presenta

OGM - organismi geneticamente modificati

di Enzo Ferrara

con

Ferruccio Cinti, Fabio Moneta, Rosella Petrucci, Emanuela Vittori

regia di Emanuela Dessy

 

Cosa succede quando la sperimentazione sul genoma umano va oltre...oltre... oltre... oltre... oltreeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee!

Nuovo, graffiante, surreale, esilarante OGM ipotizza ardimente un futuro in cui...

Lo saprete solo venendolo a vedere!

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Foto - SVEGLIAMI   SVEGLIAMI
Liberamente ispirato a Il Grigio di Giorgio Gaber.

Luca Di Giovanni torna in scena con “Svegliami”, in una nuova versione prodotta dalla compagnia teatrale IoMai, reduce dall’ottimo debutto romano di “Finchè morte non vi separi” al Piccolo Teatro Campo D’Arte e al Teatro Studio Uno.

Lo spettacolo trae ispirazione da un testo poco noto di Giorgio Gaber, “Il Grigio”, affrontato liberamente e messo in scena in modo radicale dal giovane autore, che mischia ricordi e suggestioni personali alle pungenti riflessioni esistenziali del grande cantautore milanese.

La rilettura di questo testo, già rappresentato nella scorsa stagione da Di Giovanni al Teatro Castalia e al Teatro Palladium, punta ancora di più l’attenzione sulla solitudine del protagonista, solo con i suoi fantasmi in una scena astratta e desolata, che evoca l’interno di un appartamento ancora da arredare.

Il protagonista Antonio, un ex seminarista trentenne stanco dei suoi fallimenti in piena crisi spirituale, si rifugia in un appartamento per riflettere sui suoi errori e trovare la forza di ricominciare, ma la mancanza di motivazioni e di certezze affettive lo porta a scontrarsi con quel vuoto che fa paura a tutti gli uomini e ad ammettere, per citare Nanni Moretti, che “La messa è finita”.

Sono i dubbi e le domande che Antonio si trova a fronteggiare i veri protagonisti di questo monologo, che ha la pretesa di essere un monito sull'impossibilità di dimenticare, una riflessione sulla difficoltà di crescere senza aver fatto i conti con la propria storia.

Il passato è una stanza vuota da abitare, ed un ospite sgradito, un topo, diventa il suo doppio che riflette come uno specchio quello che lui non voleva ricordare di sé.

Liberamente ispirato a “Il Grigio” di Giorgio Gaber.

Interpretato da Luca Di Giovanni.
Testo e regia di Luca Di Giovanni.
Aiuto regia Alessandro Amato.
Assistenti alla regia Bianca Friscelli e Francesco Turbanti.
Scenografia Anthony Rosa.
Scultura Andrea Croci.
 

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Foto - NON SONO SHARON STONE MA QUALCHE UOMO L'HO AVUTO ANCH'IO   NON SONO SHARON STONE MA QUALCHE UOMO L'HO AVUTO ANCH'IO
Comicit al femminile di Donatella Mei

Partendo da un’improbabile e quanto mai burlesca identificazione con la famosa attrice, una donna racconta gli uomini e se stessa e lo fa prendendo in prestito i titoli di un giornale, legge gli articoli che somigliano alla sua vita, gioca abilmente con i suoi limiti fisici e con le storie finite dei suoi amori infiniti.


Mamma mia degli Abba irrompe nello spazio del dilatato e surreale provino, dove non manca un immaginario regista: “è qui il provino? “

Si si, è qui, il provino di un originale spettacolo comico, che sa lanciare lontano uno sguardo ironico e tagliente sull’universo maschile, non risparmiando in una sorniona par condicio, le debolezze del gentil sesso.


Il ritmo sale, incalza e gioca con le parole, come in un musical, in cui le rime rubano il posto alle note.

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Foto - ULTIMA NOTTE A MARRAKECH   ULTIMA NOTTE A MARRAKECH
Solo per un istante

Marocco, anni ’50. Una storia d’amore raccontata attraverso parole e musica che ha come sottofondo la splendida ed esotica città di Marrakech. Per Jacques è giunto il momento della verità, e questa è l’ultima notte per farlo. Da sempre è innamorato di Sophie, una donna sposata. Le sue labbra, gli occhi, il suo corpo, sono il primo e ultimo pensiero delle sue giornate e l’unico posto dove riesce a smettere di pensare è quando va nel più antico hammam di Marrakech. Allora, per un istante, i suoi occhi si chiudono e dimentica tutto.

Ma stasera ha deciso che potrebbe essere la serata giusta per confessare il suo amore a Sophie, e anche se lei ama un altro uomo, è pronto a tutto.

Jacques però ancora non sa che quando ad amare è solo uno dei due, allora l’amore può cambiare e diventare ossessivo, convulso, puo’ iniziare e finire nel tempo che dura una notte di fine estate, diventando ebbrezza selvaggia che conduce alla rovina di colui che ama senza essere ricambiato.


Lo spettacolo scritto e diretto da Alessandro Sena, viene rappresentato per la prima volta a Roma e si avvale della collaborazione per i movimenti in scena della coreografa americana Michèle Ellis e delle musiche originali composte da Stefano Pedullà. In scena, oltre ad Alessandro Sena, l’attrice Silvia Morganti, la splendida voce di Nuna Shoesmith e alle percussioni Davide Sampaolo, protagonisti e artefici di una singolare mise en scene che vede l’incontro fra musica e teatro, rendendo "Ultima notte a Marrakech" una performance appassionante ed originale.

 

ULTIMA NOTTE A MARRAKECH
con
Alessandro Sena, Silvia Morganti, Nuna e Davide Sampaolo
 

regia: Alessandro Sena
musiche originali: Stefano Pedullà

movimenti in scena: Michèle Ellis
assistente alla regia: Martina Ubaldi

disegno luci: Roberto Zorzut

Organizzazione ed Ufficio Stampa: Studio Antares Produzioni
 
 

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Foto - Laboratorio Belvederebelve Ogni Domenica   Laboratorio Belvederebelve Ogni Domenica
Il laboratorio di comicita' al femminile di Donatella Mei

La Kermesse, un vero e proprio spettacolo di cabaret, vedrà di volta in volta ospiti noti al pubblico televisivo e teatrale e sarà condotta da Donatella Mei, apprezzata attrice e poeta comica, proveniente dai migliori laboratori di Zelig off (Firenze, Roma).

 

Biografia di  Donatella Mei
in arte La Passera Solitaria.
La passera solitaria nasce al teatro negli anni 80, a Roma, un esordio molto incoraggiante, varie

e formative le compagnie sperimentali, partecipa con un pezzo suo  all’Anfiteatro di Piazza di Siena per l’Apocalisse  di Leo De Berardinis.
Per molti anni si dedica allo studio dell’arte del massaggio giapponese

e alla conoscenza della  poesia Haiku.
Fondatrice del gruppo dei Poeti Transgeniali, è uno spirito in continuo movimento, cerca e trova 'altre passere' con le quali  porta in scena 'Il Bello Addormentato' di Maurizio Costanzo,  prima al Parioli poi  in giro per l’ ltalia nei teatri più importanti.
Con 'Le  Passere Solitarie' produce nel 2003 'Stupori Postumi' e subito dopo si  delinea la  sua vera  natura,  si  stacca dalle altre passere e solitaria davvero nasce alla sua  carriera artistica, personalizzando sempre più il suo carattere incisivo, in un crescendo di satira e comicità,  acuta, elegante e tagliente.
Divora esperienze, è cresciuta da 'L’apocalisse' di Leo Berardinis dei primi anni, ed ora si occupa di cabaret,  poesia e teatro comico,

si inserisce e partecipa a varie rassegne e festival: il Romapoesia,

al Teatro Sala Petrolini.

Lavora per gli Animalisti Italiani  in varie occasioni, è invitata e legge, sempre volentieri, a Villa Borghese Invito alla Lettura, alla Festa della Cultura, al Teatro dei Cocci e numerosissimi sono i readings e le performances, recita comodamente in inglese, francese e pure in  tedesco!


La sua firma è presente in numerose antologie di poesia.
 

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Foto - Piccola Orchestra Canto d'Inizio   Piccola Orchestra Canto d'Inizio
Un contributo a tener viva la straordinaria ed antica tradizione popolare della nostra straordinaria penisola, l'Italia

Per gamma e tipologia, copre la quasi totalità degli strumenti utilizzati nella nostra musica popolare, passando dai noti strumenti a plettro come mandolino, mandola e mandoloncello, al bouzouki strumento di origine ellenica che per le sue caratteristiche sonorità mediterranee, ben si colloca nel contesto della musica tradizionale Italiana, alla lira calabra anche esso strumento le cui origini si perdono nelle terre appartenute alla Magna Grecia. Degli strumenti a corda fanno parte inoltre,  la chitarra battente, in numero di quattro esemplari, di fabbricazione artigianale provenienti da aree campane e dal promontorio del Gargano, fino a giungere a strumenti più conosciuti come il contrabbasso, il violino e la chitarra classica o chitarra Francese.
Altra famiglia di strumenti ben rappresentata nel gruppo sono gli aerofoni ad ancia libera, sarebbe a dire gli organetti e le fisarmoniche. La zampogna, altro strumento arcaico, è presente in due varietà, quella molisana e  quella laziale, ed ancora la ciaramella, i flauti dolci ed il flauto traverso, fino a giungere al grande gruppo delle percussioni, tamburi a cornice e tammorre, castagnette di vari legni e di varie fogge come quelle Campane, quelle  Garganiche etc., altri idiofoni come il serra serra, le traccole del Pollino, il bufù tipico tamburo a frizione molisano, il cupa cupa analogo tamburo di origini Calabro-Lucane, oltre altri  campanelli e sonagli  che costituiscono l’effettistica del gruppo. Gli strumenti descritti, accompagnano una formazione vocale di tutto rispetto, formata da quattro voci femminili, cinque e più voci maschili.
Oltre alla parte più strettamente musicale lo spettacolo della piccola orchestra di musica popolare 'Canto d’Inizio', è integrato da un corpo di ballo formato da componenti del gruppo che hanno seguito, nel corso degli anni, un percorso di perfezionamento nei passi e nelle gestualità, maturato sia dalla partecipazione a corsi e stage in tema, seguiti su tutto il territorio nazionale, sia con la partecipazione, in prima persona, a festività, sagre etc. nelle varie regioni del centro-sud Italia, apprendendo in questo modo la danza direttamente dagli anziani e anziane ballerine\i del posto, depositarie di un bene inestimabile.



 

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Foto - Il Sole e la Luna, in Ombra   Il Sole e la Luna, in Ombra
La luce senza il buio non esiste

Marco Arturo Messina costruisce un percorso mediante un miscuglio di voci e musiche assieme ai Piloti delle case Volanti, che finisce per strappare un vagito all'oscurità: corpo sigillato di pelle, sono incontrovertibili come notte e giorno.

Regia: Marco Arturo Messina

Con Luca Lionello, Valeriano Solfiti e Francesco Wolf,

Disegno luci: Gianni Staropoli

Musiche originali di: Marco Arturo Messina e Pierfrancesco Marinelli

Arrangiamenti de ''I piloti delle case volanti'':

Marco Arturo Messina (pianoforte, fisarmonica e melodica)

Pietro Petrosini (ritmiche e direzione percussioni)

Pierfrancesco Marinelli (basso, chitarra)

Gianpietro Caponi (violino)

Raffaele Caiazzo (tromba)

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Foto - Marco Arturo Messina Concert   Marco Arturo Messina Concert
Concerto per pianoforte e fisarmonica

''...Il buio è un pensiero: siamo Noi che lo rendiamo buono o perverso a seconda delle nostre emozioni''.

Un pianoforte e una fisarmonica suonati entrambi da Marco Messina in luce e alla fine il buio.

Una personale indagine musicale sul buio e la luce, per cercare una spiegazione al fascino che da sempre il buio e la luce hanno esercitato sugli uomini.

 

Musiche originali di Marco Messina.

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Foto - Aperitivo Vagabondo   Aperitivo Vagabondo
Dedicato a chi ama viaggiare e vuole trovare amici per farlo

Vi invitiamo al PRIMO (speriamo il primo di tanti) APERITIVO DI VAGABONDO.

Sono invitati tutti i viaggiatori iscritti o non iscritti al sito ed in particolare gli aspiranti tour leader. Ci sarà un tavolo apposito in cui potranno parlare con Sarita e proporsi come prossimi tour leader di Vagabondo.

www.Vagabondo.net, 10 anni sul web,  20.000 iscritti, un sito in cui sono gli stessi utenti ad organizzare i loro viaggi, oggi i Vagabondi presenti, passati e futuri escono da internet e si ritrovano al Teatro dei Contrari.
 

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Foto - B&B   B&B
B&B uno spettacolo che reinterpreta, in chiave moderna, il genere del cabaret.

Le due B dello spettacolo sono le iniziali dei nomi di due celebri frequentatori del genere: Boris Vian e Bertold Brecht, i cui testi vengono messi a confronto in un gioco che, a volte è scontro, altre volte svela inaspettate corrispondenze.
Le due protagoniste (e nessuna delle due è intenzionata a cedere la scena all’altra) si cimentano in numeri di presentazione, d’amore, di ballo, supportate da un piccolo ensemble di musicisti che a loro volta sono 'schierati': pianoforte e contrabbasso accompagnano i testi di Vian mentre sassofono e percussioni sostengono la voce tedesca di Brecht.
Lo spettacolo si apre come un sabba in cui i musicisti richiamano alla vita le due attrici – soubrettes – prostitute che sembrano essere costrette ogni sera a ripercorrere il loro calvario fatto da amori disincantati, sfruttamento e delusioni. Ma la vitalità e l’ironia tipiche del cabaret prendono ugualmente il sopravvento.
Tuttavia, in momenti imprevedibili, si inseriscono suoni come provenienti dall’esterno, di sirene della contraerea: è il richiamo alla storia e agli eventi che hanno generato e poi distrutto lo spirito del cabaret. Tutto questo scatena un grottesco teatro dei burattini, metafora di quel preciso momento storico.


Per chi saprà e vorrà vedere però, questo spettacolo è una satira non solo di un regime che ha condizionato il destino dell’Europa per un ventennio ma soprattutto la celebrazione di alcuni valori e sentimenti, come la libertà di espressione e di parola, il diritto all’ironia e alla critica al potere, la gioia della seduzione leggera e graziosa, che oggi sembrano venire a mancare.


Lo spettacolo è presentato dall’Associazione culturale DANAD, formatasi di recente all’interno dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica 'Silvio D’Amico'.
 

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Foto - Il volo di Dio   Il volo di Dio
TARGA ROTARY CLUB SALERNO EST

TARGA ROTARY CLUB SALERNO EST al film fuori concorso IL VOLO DI DIO di Francesca Garcea - prod. A.B. Film e Contrari Produzioni per il simbolico viaggio spirituale che attraverso le immagini del film sostenute da una recitazione teatrale raggiungono un finale di promozione dell'uomo.

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Foto - Arzigogolo e Guazzabuglio   Arzigogolo e Guazzabuglio
con Andrea Paolotti e Tommaso Corridoni

Nato in piazze e vicoli, in Arizigogolo trova spazio il gioco, la poesia, la musica, l’avanspettacolo. Due attori in equilibrio tra ritmo e tempo, tra senso e suono e ‘nel dubbio sulla scelta tra l’essere e l’avere, prevale al fin l’incerta figura del sembrare’.
Con Andrea Paolotti e Tommaso Corridoni.
 

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Foto - E-Doll   E-Doll
di Francesco Verso

Un ottimo thriller cibernetico ambientato in un mondo futuro realistico e ben delineato, in cui l’azione densa e ritmata nulla toglie agli scrupoli morali e alla consapevolezza analitica di una vivace riflessione sull’erotismo.
«… ma se non è una donna, cosa altro è la vittima? La risposta viene da oltre il confine dell’umano, racchiusa in una sigla che si può pronunciare 'E-Doll' oppure 'Idool'.
Loro servono a questo, a vivere gli eccessi senza superarli, a eccedere senza causare altri inutili decessi. Solo che stavolta l’esperimento è andato tragicamente male».

Francesco Verso (Bologna, 29 Marzo 1973) è uno scrittore italiano. Laureato in Economia e Commercio (indirizzo Economia dell'ambiente) presso l’Università degli studi Roma Tre nel 2001. Inizia a scrivere nel 1998, prima poesie (AA.VV. Poetici Orizzonti, Giuseppe Aletti Editore, 2002) e poi il primo romanzo Antidoti umani, risultato finalista al Premio Urania-Mondadori nel 2004. Nel 2008 ottiene una menzione speciale al Premio Internazionale di Poesia Mario Luzi. Sempre quell’anno frequenta un corso per redattore editoriale presso l’agenzia letteraria Oblique e dopo uno stage per la Dino Audino Editore. Attualmente collabora con la rivista NeXT [1] curata da Sandro Battisti, uno dei fondatori della corrente letteraria del Connettivismo e con la Kipple Officina Libraria [2] in veste di co-direttore editoriale della collana di letteratura fantastica Avatar. Nel 2009 vince il Premio Urania-Mondadori con il romanzo Il Fabbricante di Sorrisi, pubblicato nella collana Urania con il titolo di e-Doll.
 

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Foto - Radicanto   Radicanto
Radicanto un appello di speranza. Un personaggio solo alla ricerca del proprio posto.

Radicanto spero sia la storia di tutti. Anche del pubblico. Il posto è indefinito, potrebbe essere qualunque. Se ne provano tanti: ad aiutarci nella ricerca, soltanto 14 mattoni. È la storia di chi vorrebbe tornare a giocare coi mattoncini Lego come da bambino. Il mondo di oggi non va bene. Ci sono troppe cose. E molte di queste stanno troppo ferme. Il cantastorie solo crea il suo mondo inventato, si inventa il paesaggio, e gli intelocutori, ma nulla è più semplice. Si rende conto che è difficile vivere anche in un mondo costruito dalla nostra fantasia.

Giuseppe Mortelliti si è diplomato all'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica 'Silvio D'amico' nel giugno 2008, con un saggio diretto da Cesare Lievi. Ha lavorato tra gli altri, coi maestri Lorenzo Salveti, Paolo Giuranna, Anna Marchesini, Michele Monetta, Nikolaj Karpov.


Musiche: Coustadous – Allemande 2; Piero Ciampi – Il giocatore; Bob Dylan – One of us must know; Cranberries – Electric blue; Enzo Jannacci – E la vita la vita.
 

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Foto - Johnny on the Rise   Johnny on the Rise
Esplorazione musicale di brani di rock classico, blues e folk

Johnny on the Rise

Salvatore Benintende (chitarra, voce, armonica) dalla Germania

Nick Youmans (chitarra, voce, mandolino, armonica) dagli Stati Uniti.

Dopo un incontro casuale durante un Open Mic a Roma, i due musicisti diventano amici e iniziano a esplorare la musica dei loro eroi del mondo del rock classico, blues e folk, creando una atmosfera intima, portando il pubblico in un sorprendente viaggio musicale. Presenteranno il suo ultimo disco, "Down South", influenzato dai vecchi maestri (Johnny Cash, John Fogerty, Leonard Cohen,...), e condividono la loro gioia per la musica con il pubblico.

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Foto - EnglishAperitive   EnglishAperitive
Ogni mercoled stranieri e italiani condividono l'ora dell'aperitivo

EnglishAperitive. Non dei corsi di lingua, ma delle situazioni reali. Senza obblighi di frequenza.
Una fantastica opportunità per praticare la lingua inglese divertendosi e facendo nuove interessanti amicizie.
Il costo degli aperitivi è di 12 euro e include conversazione, drink e buffet.
Per informazioni: aperitivo@englishparty.it
 

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Foto - Discarded   Discarded
'Discarded - Rifiuti' di Tony Padilla (traduzione italiana a cura di Leonardo Franchini)

Tony Padilla, autore di origine cubana, tocca le nostre coscienze e mostra come di fronte ad un qualunque imprevisto che urta la nostra quotidianità andiamo immediatamente in crisi: ognuno di noi, imbattendosi in un problema che lo costringe a cambiare un programma, un’abitudine, un suo piccolo obbiettivo, si innervosisce, sfugge, si ribella, fino a perdere magari il senso delle cose, l’ordine di importanza dei valori, fino al punto da dimenticare l’etica della vita.
Il testo è una splendida scoperta che dobbiamo a Leonardo Franchini, traduttore dell’opera, che come sempre  rende in maniera impeccabile un altro testo inedito nel nostro paese. Dopo la lettura, resta davvero la voglia di vedere quest’opera realizzata in teatro.

Nota di regia
La storia di 'Discarded – Rifiuti', ambientata originariamente a Central Park, New York, come suggeritoci dall’autore per il quale potrebbe essere immaginata in qualsiasi parco pubblico di qualsiasi grande metropoli, si sposta nel nostro adattamento, a Villa Borghese, a Roma. E’ una storia di oggi, scarna, cruda, a volte cinica,  in bilico tra tragedia e commedia, come lo è sempre la vita.
Una coppia sposata prima, due vecchi amici poi, per qualche giorno in trasferta vacanziera dalla provincia nella capitale, la stessa sera d’estate, mentre in tempi diversi trascorrono un pigro momento di relax tra un aperitivo e uno spettacolo a Caracalla sulla terrazza del Pincio, si trovano loro malgrado coinvolti in un “fuoriprogramma”  di enorme portata emozionale: un neonato abbandonato in un cassonetto.
Come reagiscono? Una serie di ragionamenti, reazioni, discorsi, scavano nel cuore e nella coscienza dello spettatore, ponendogli una serie di domande davanti alle quali non può che fare i conti con se stesso.
Un testo tanto semplice quanto difficile, ironico quanto terribile. Decisamente molto bello.
Personalmente, io non posso fare altro che ringraziare l’amico e traduttore, Leonardo Franchini, che dopo avermi già 'regalato' due splendide pièce, 'El Fangote' di N.Sabatini e 'Patriot Act' di C. Duncombe, in Italia in Prima Assoluta, mi ha consigliato questa nuova sfida umana e teatrale.
 

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Foto - Brasil Jazz duo   Brasil Jazz duo
Marina De Sanctis - Eddy Palermo

L’amore per la musica brasiliana ha influenzato il loro percorso e il progetto bossa nova e dintorni ne è il risultato; la ricerca di sonorità pure, l’uso di strumenti tipici del linguaggio percussivo brasiliano sottolineano l’esecuzione, senza rinunciare ad originalità ed improvvisazione prettamente jazzistica.

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Foto - Rouge   Rouge
La coscienza assassina nella mani della musica

Gli Interpreti assassini sono: Luca Lionello, Franco Valeriano Solfiti, Pietro Petrosini, Pierfrancesco Marinelli, Raffaele Caiazzo Monica Marziota Valdes e Marco Arturo Messina che dopo un colpo andato male, vengono spediti dal loro capo  a nascondersi all'interno di un teatro immaginario chiamato 'Rouge' (Rosso).
La pace e il silenzio del luogo è in contrasto con la 'coscienza' dei personaggi, che dovranno prendere decisioni importanti.

Narrazioni di Luca Lionello, Franco Valeriano Solfiti

Pianoforte, fisarmonica e melodica - Marco Arturo Messina
Ritmiche e direzione percussioni - Pietro Petrosini
Basso, tv - Pierfrancesco Marinelli
Tromba - Raffaele Caiazzo
Voce - Monica Marziota Valdes
 

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Foto - Tributo a George Gerswhin   Tributo a George Gerswhin
Conferenza concerto raccontata da STEFANO REALI e il suo gruppo

I songs nati come canzoni tratte dalle sue commedie musicali hanno raggiunto un obbiettivo raro, nella storia della musica: chiunque al mondo li ascolti, anche solo per poche battute, li riconosce immediatamente, riassaporando quella gioia che solo un autentico evergreen ti trasmette, sin dalla prima volta che lo si sente, e che così lo consegna all’immortalità. Le canzoni dei Gershwin hanno avuto migliaia e migliaia di incisioni, da parte dei musicisti più svariati, e sono considerate già da almeno mezzo secolo come dei classici senza tempo. Le esecuzioni dei pezzi saranno intervallate da alcuni 'esempi musicali', eseguiti dal vivo, per illustrare e spiegare, anche in modo divertente, e spesso comico, l’influenza del blues e della musica afroamericana nel mondo culturale ebraico-russo-europeo, la cui miscela ha dato vita non solo al cosiddetto jazz sinfonico, ma a gran parte della musica pop del novecento.


Conferenza concerto raccontata da STEFANO REALI e il suo gruppo:


Stefano Reali - pianoforte e arrangiamenti
Giorgio Rosciglione - contrabbasso
Amedeo Ariano - batteria e percussioni
Flavia Astolfi - voce solista
Marco Guidolotti - clarinetto
Aldo Bassi - tromba - flicorno
Massimo Bettazzi - sax tenore e baritono
 

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Foto - Saint Louis Night   Saint Louis Night
Concerto di Diploma

Questa sera al Teatro dei Contrari:

Yuri Arenaccio Trio

Yuri Arenaccio - piano
Giuseppe Salvaggio - basso
Marco Tardioli - batteria

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Foto - Little Stars   Little Stars
Una perenne ricerca del 'ruolo'

Dopo le tante audizioni andate male e fra le tante bugie che le due amiche-attrici si raccontano, le ritroviamo alla stessa audizione: un provino a coppie dove nessuna delle due sa di incontrare l’altra. Messe a dura prova dal regista, da una situazione inizialmente grottesca si arriva ad un serio test da attrice che proietta Sharon e Sheila nella realtà della professione. Malgrado l’impegno delle nostre però c’è qualche altra attrice da accontentare… E poi, deluse, quando meno se lo aspettano, ecco l’incontro con il regista Reginal Scott che potrebbe cambiare il loro destino. La competizione è alle stelle e, in un’atmosfera tragicomica, le due si screditano a vicenda rendendo la situazione esilarante. Chi delle due supererà alla fine il provino? E se diventassero entrambe protagoniste?


La commedia apre uno spaccato di verità sul mondo 'non-protetto', o meglio non meritocratico, dell’essere attore-attrice oggi. La regia di Oppedisano e la verve contrastante di Alessandra Azimonti e Maurizia Grossi garantiscono un’ora di frizzante divertimento dal retrogusto particolare. Per chi sogna di diventare attore, ma anche no perché la pièce racconta qualcosa di vero che riguarda la vita di tutti noi.

Little Stars

Testo: Alessandra Azimonti, Giuseppe Oppedisano e la collaborazione di Giancarlo Russo
Regia: Giuseppe Oppedisano
Con: Alessandra Azimonti e Maurizia Grossi
Scene: Andrea Nelson Cecchini
Costumi: Sara Bianchi
Coreografie: Christian Ruiz
assistente alla regia: Claudia Iucolano
Luci: Eleonora D’Andrea
foto di scena: Claudio Lanzi
illustrazione di copertina: Cristina Gentile

Giuseppe Oppedisano: di origine calabrese, deve la sua formazione di attore e regista alla città di Firenze dove ha studiato presso la Bottega Teatrale Vittorio Gassman, il Centro di avviamento all’espressione 'Gruppo Mimm' Orazio Costa, il Teatro della Pergola e il C.I.T. metodo Stanislavskij o dell’azione psico-fisica C. Bisenzio. Lavora contemporaneamente al teatro e in tv, ma deve all’incontro con Mario Monicelli il suo successo nel cinema. Con il grande maestro ha girato Cari fottutissimi amici (1994), Panni sporchi (1999) e Le rose del deserto (2007). La sua visione registica, stimolata dallo stesso Monicelli, deriva dalla sua curiosità esplorativa dell’animo umano non più in quanto attore, ma in quanto osservatore e direttore esigente. Fra le sue regie ricordiamo Vita di Sir William Shakespeare (2001), La scelta di Itala (2006).

 

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Foto - Saint Louis Night   Saint Louis Night
I concerti finali degli allievi del Saint Louis College of Music

Un’esibizione soggetta a valutazione, certo, ma anche una performance vera e propria, aperta al pubblico. L’iniziativa è stata pensata affinché i giovani musicisti potessero confrontarsi con la gestione totale di un evento musicale, più che di un esame: dalla formazione del gruppo, alla selezione dei brani e il loro arrangiamento, dalla gestione delle prove all’organizzazione della scaletta ed alla progettazione della locandina.

Francesca Maini live

Francesca Maini - voce
Carlo Broccati - batteria
Gabriele Petrillo - basso
Marco La Fratta - chitarra
Carlo Ferro - piano e tastiera
 

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Foto - Il Foyer del Teatro dei Contrari   Il Foyer del Teatro dei Contrari
Uno spazio in cui incontrarsi, suonare, ascoltare, parlare e bere

Sono diverse le iniziative che si alterneranno nello spazio foyer: per esempio ogni mercoledì lo spazio si animerà con l’EnglishAperitive, diventerà uno spazio all’interno del quale conoscere la cultura anglosassone attraverso mostre, musica e socializzazione, infatti è un aperitivo al quale partecipano molti stranieri, ormai 'romani d’adozione'. Ed altri eventi ancora animeranno il foyer, aperitivi all’insegna della musica dal vivo, proiezioni,  mostre, happening, poesie e tanto altro ancora, in un work in progress che arricchirà sempre più il 'tabellone' del dopoteatro.

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Foto - ContrariOpen   ContrariOpen
Evento di Apertura della Stagione 2009 del Teatro dei Contrari

La prima serata di ContrariOpen, introdotta da Mariangela Mincione, avrà come ospite il noto regista, sceneggiatore e produttore cinematografico Stefano Reali che insieme alla sua band intratterrà il pubblico con brani di musica jazz. Al suo fianco, personalità del calibro di Flavia Astolfi – voce - volto noto del cinema e della televisione, ha partecipato a diversi musical, diretti da maestri importanti come Gino Landi, alla voce ci sarà anche la partecipazione straordinaria di Barbara Begala, nota attrice di teatro, cinema e tv, Giorgio Rosciglione – contrabbasso - le cui esperienze jazzistiche risalgono al 1956 con la New-Jazz-Society di Claudio Lo Cascio, ed artefice di alcune tra le più belle colonne sonore di Ennio Morricone, Armando Trovatoli, Piero Piccioni, Nino Rota, e non ultimo  alla batteria Amedeo Ariano, considerato dal pubblico e dalla critica uno tra i migliori artisti italiani di musica jazz.


Il 26 settembre 'TeatrOpen' e i Maner Manush presenteranno 'Varietà futurista', di e con Andrea Lattari e Cinzia Grande, musiche di Marcello Duranti con la collaborazione di Mariangela Mincione. Il Teatro di Varietà, essendo una vetrina rimuneratrice d’innumerevoli sforzi inventivi, genera il meraviglioso futurista: caricature possenti, abissi di ridicolo, ironie impalpabili e deliziose, scorci di cinismo rivelatore, intrecci di motti spiritosi, di bisticci e d’indovinelli che servono ad aerare gradevolmente l’intelligenza. Tutta la gamma della stupidaggine, dell’imbecillità, della balordaggine e dell’assurdità, che spingono insensibilmente l’intelligenza fino all’orlo della pazzia.


L’evento ContrariOpen si chiuderà il 27 settembre con un’eccezionale ensemble di musica, immagini e parole. La 'Trilogia del vento', tre brani inediti di Marco Arturo Messina, sulle immagini del film 'Il sole di Nina' di Marco Arturo Messina - premiato al Mantova Film festival come migliore regia opera prima e migliore colonna sonora. L’artista sarà accompagnato dal noto percussionista Pietro Petrosini – ritmiche e direzione percussioni e da Giulio Carrè all’arpa. Ospite d’eccezione della serata, di ritorno dal festival di Venezia, l’attore Luca Lionello che interpreterà testi e parole tratti dalla sceneggiatura del film 'Il sole di Nina'.
 

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Foto -   "DISCARDED RIFIUTI"
Stagione teatrale 2008/2009

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Foto -   "24.12.08 "
Stagione teatrale 2008/2009

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Foto -   "SPUMA SULLA SPIGHE VOL.2"
Stagione teatrale 2008/2009

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Foto -   "IL DIARIO DI ADAMO ED EVA"
Stagione teatrale 2008/2009

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Foto -   "LITTLE STARS"
Stagione teatrale 2008/2009

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Foto -   "DOPPIA COPPIA BATTE IL TRIS"
Stagione teatrale 2008/2009

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Foto -   "PUDIJACA"
Stagione teatrale 2008/2009

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Foto -   "MIO CARO PAPA'"
Stagione teatrale 2008/2009

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Foto -   "I DUE ALL'OPERA"
Stagione teatrale 2008/2009

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Foto -   "ALFABETO DEI SENTIMENTI"
Stagione teatrale 2008/2009

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Foto -   "VESTITO PIACCIO, NUDO CONVINCO"
Stagione teatrale 2007/2008

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Foto -   "IL TUO NOME BRUCIA SULLE MIE LABBRA"
Stagione teatrale 2007/2008

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Foto -   "OASIS"
Stagione teatrale 2007/2008

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Foto -   "AL CIVICO 25"
Stagione teatrale 2007/2008

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Foto -   "JIM MORRISON & THE DOORS"
Stagione teatrale 2007/2008

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Foto - RITURNELLA   RITURNELLA
Menzione di Merito al film di Francesca Garcea

L’Associazione culturale Teatro dei Contrari è orgogliosa di annunciare l’avvenuta premiazione del prestigioso riconoscimento MENZIONE DI MERITO al film Riturnella di Francesca Garcea, al 61° Festival Internazionale del Cinema di Salerno (12-17 novembre 2007):


per aver realizzato un’opera dialettale italiana che evidenzia la cultura, la storia e il folclore della Calabria e del sud del Paese.
 

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Foto -   "CINQUE DONNE CON LO STESSO VESTITO"
Stagione teatrale 2007/2008

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Foto -   "SONO DIVENTATO ETERO"
Stagione teatrale 2007/2008

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Foto - Il Manifesto   Il Manifesto
In scena Le farfalle di Tonino Guerra - Teatro dei Contrari

Roma. Attraverso uno specchio appartenuto a Cechov, l’attore, personaggio chiave dello
spettacolo La specchio delle farfalle, primo testo teatrale di Tonino Guerra ad essere messo in scena insegue il volo degli uccelli e delle farfalle che altro non sono che i ricordi del grande sceneggiatore in terra di Romagna e in Russia. Affiorano i personaggi, casuali o evocati a cui Tonino Guerra affida frammenti di riflessioni poetiche, pensieri e ricordi. La regia, una sorta di omaggio ai film che Tonino Guerra ha scritto per Fellini, Wenders, Tarkovski e Angelopoulos, carica di suggestioni e di bellissime immagini filmate, è di Francesca Garcea che nel Teatro del Contrari, vicino al Colosseo, da anni studia nuove espressioni del teatro letterario a di ricerca. La scena, firmata da Erminia Palmieri, richiama metafisicamente il mare vicino al paese romagnolo dove l’attore — poeta (forse lo stesso Tonino Guerra) è andato a rifugiarsi, nelle cui acque alla fine si adagerà, come una foglia autunnale trascinata dalla corrente.
In scena, insieme a Claudio Piano (nella foto) nel ruolo dell’attore anche: Cristina Mantis (musa, narratore e morte) con Simone Pieroni, Mario Focardi, Stefano Soleto e Alemran Thakur Payel. Accurata la scelta delle musiche: canti dell’armata rossa, Guccini e del gruppo calabrese parto delle nuvole pesanti, una scelta quest’ultima che unisce idealmente la poetica della giovane regista calabrese con quella del grande romagnolo.
 

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Foto - Il Messaggero   Il Messaggero
'Lo specchio delle farfalle' un attore in fuga verso la poesia

Pilade Anselmi (Claudio Piano) ha una richiesta da fare: qualcuno può seguirlo per una giornata intera? Prendere appunti su quello che fa, su quello che vede? Non è facile, lo sa bene, ma è l’unico modo che gli rimane per capirci qualcosa. In un mondo con poco spazio per la poesia (Il canto del mestieri, Fossati), l’attore con sembianze magrittiane raccoglie la sua valigia piena di simboli del passato. ricompone il suo immaginario, sogna davanti al mare e poi lascia che la mente svapori tenendo in mano una foglia caduta (Autunno, Guccini). appoggiata sull’acqua del fiume in cui abbandona il suo corpo al termine della rappresentazione. La rappresentazione è Lo specchio delle farfalle di Tonino Guerra, regia della giovane Francesca Garcea, al teatro dei Contrari fino al 9. Racconta la lunga coatta di un attore 'chiamato soltanto per piccole presenze pubblicitarie, ottenute in modo pietoso'. E lo fa in maniera delicata, a tratti suggestiva.

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Foto - Il Messaggero   Il Messaggero
La Replica - 'Lo specchio delle farfalle' la prima volta di Guerra

Al teatro dei Contrari lancia riflessi Lo specchio delle farfalle. La commedia scritta dal romagnolo Tonino Guerra resta in scena fino al 9 novembre. Con Claudio Piano, Cristina Mantis, Francesca Garcea, Simone Pieroni, Mario Focardi, Stefano Soleto, Alemran Thakur Payel, diretti da Francesca Garcea. E’ un’opera sul teatro e sul rapporto dell’attore con il teatro e con le sue memorie, impregnata della nota poetica di Tonino Guerra, uno dei più grandi autori cinematografici di questi ultimi cinquant’anni. Lo specchio delle farfalle è anche il primo testo teatrale di Guerra che viene rappresentato. La narrazione si rifà al vissuto artistico nella terra di Romagna e nella terra di Russia, con la quale negli ultimi venti anni, l’autore ha intessuto un rapporto emotivamente molto stretto.

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Foto - L'Avanti!   L'Avanti!
Libri & cultura - 'Lo specchio' di Cechov al Teatro dei Contrari

A due passi dal Colosseo il Teatro dei Contrari presenta, tutte le sere, ore 21 fino al 9 novembre, un lavoro che si abbina al percorso di ricerca sperimentale che la regista, Francesca Garcea, intraprende ormai  da tempo.
Dopo essersi cimentata con un autore come Peter Handke, ella si è rivolta adesso verso la produzione di Tonino Guerra; l’ottuagenario grande sceneggiatore dei più importanti registi cinematografici dei nostri tempi, ma anche scrittore e poeta largamente pubblicato in Italia ed all’estero. Guerra s’è reso autore per il teatro di numerosi lavori, tra cui quel 'A Pechino fa la neve' che vinse nel 1994 il Premio Pirandello, e che finora peraltro non ha trovato adeguata collocazione.
La Garcea porta dunque in scena “Lo specchio delle farfalle’ un’opera di teatro sul teatro, ch pesca a piene mani nelle note poetiche dello scrittore, e racconta e celebra persone e luoghi della memoria.
Interpretano la pièce Claudio Piano, Cristina Mantis, insieme ai bravi: Simone Pieroni, Mario Focardi, Stefano Soleto, Alemran Thakpur Payel. Assistente alla regia e Angela Palmieri, mentre sono di Erminia Palmieri le scene e i costumi, con i movimenti scenici di Giancarlo Striscia.
La storia racconta il ritorno sulla Valmarecchia, a Ranco, di un vecchio attore che decide di andar via da Roma, dove non ha più successo con il suo lavoro. Lìi ritrova con gioia un oggetto che aveva comprato da un’attrice russa, a Soci, sul Mar Nero, durante una felice tournée compiuta negli anni Sessanta. Si tratta di un antico specchio, che ha per lui un inestimabile valore in quanto appartenuto nientemeno che ad Anton Cechov. E quest’ultimo l’aveva poi regalato all’attrice, durante il suo soggiorno a Gurzuf, luogo d’ispirazione per 'Le tre sorelle'.
Ricordi, emozioni e pensieri del protagonista vengono qui evocati dalla regista in un’atmosfera suggestiva e surreale; mentre la scenografia contribuisce, a sua volta, a creare ili necessario coinvolgimento, con delle strutture in ferro al disotto delle quali scorre l’acqua. Ciò mentre immagini cinematografiche fatte proprio per questo Spettacolo aggiungono un ulteriore pathos.
La scelta delle musiche che accompagnano il lavoro è stata quanto mai attenta: si passa così dai canti dell’Armata rossa, alle canzoni di Guccini, alle interpretazioni di un particolare genere, interpretato dal gruppo calabrese: 'Il parto delle nuvole pesanti'. Grande successo!
 

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Foto - Sera Italia   Sera Italia
Al Teatro Eduardo De Filippo fino a stasera 'L'ora in cui non sapevamo nulla dell'altro' di Garcea

Al Teatro Eduardo De Filippo (Via Antonino di San Giuliano), resta in scena sino a stasera, 'L’ora in cui non sapevamo nulla l’uno dell’altro' di Peter Handke, per la regia di Francesca Garcea. Lo spettacolo, con Alemran Takar Elena Nino Mallia, Stefano Soleto ed Ada Totaro, ha già riscosso Un notevole successo di pubblico e di critica allo Studio 10 Cinecittà. Francesca che spesso “frequenta” il Teatro surreale di Handke, propone al pubblico in sala una pieces senza parole dove vari personaggi si incontrano in scena, e scontrano su una piazza che assomiglia ad ogni luogo del mondo.
La rappresentazione, un atto unico dl grande intensità espressiva, è tutta incentrata sul potere evocativo della musica e del movimento. Lo sfondo scelto per questo suggestivo dramma metropolitano quello caotico della città moderna, in cui a toccare il  cielo, sopra l’umanità sofferente, sono solamente i grattacieli.
A.V.
 

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Foto - Il Tempo   Il Tempo
Incomunicabilita' urbana di Handke - Grande forza simbolica in L'ora in cui non sapevamo nulla dell'altro riadattato da Garcea

PETER Handke – poeta, saggista, sceneggiatore cinematografico e drammaturgo – è considerato un vero e proprio bastian contrario, uno che ultimamente ha definito (come si legge nel titolo di un suo libro-accusa) l’America, la Nato e l’Occidente in genere, «un mondo di disinvolti criminali» … E di Peter Handke è «L’ora in cui non sapevamo nulla dell’altro», un’opera sui generis che, privata dello strumento parola, istilla tutta la propria forza comunicativa in un simbolismo scenico-corporeo di grande effetto. Diretta e riadattata da Francesca Garcea, la suddetta pièce (la quale si affida ad una eccellente selezione musicale che vede selezionati, tra gli altri, brani di Santana, Beatles, Capossela e Placido Domingo) ci catapulta una spesso assordante metropoli, simboleggiata da una serie di altissimi e retroilluminati teloni, raffiguranti dei grattaceli.
In una specie di circolo di umana incomunicabilità, cinque personaggi con indosso tute blu e relativi cappellini (simili a completi di tipo operaio) interagiscono l’un 1’altro senza mal concretizzare un contatto che sia concreto, spontaneo; mai che i loro occhi incrocino una espressione d’umana pietà o di incoraggiante tenerezza. Simbolizzati attraverso un suggestivo lavoro mimico, Alemran Thakur Payel, Elena Comacchia, Nino Mallia, Rita Gianini e Stefano Soleto mettono in piazza gli effetti alienanti, e disorientanti, cui ognuno di noi sarebbe sottoposto nella odierna e supertecnologica società occidentale. Paradossale ed allucinatoria la scena in cui un uomo e una donna (sostenuti musicalmente dalla «Marche Funèbre» di Schopin) si corteggiano, simili nei loro movimenti, ai ballerini robotizzati – e concettualmente morti – di un carillon. Divertente ed inquietante al tempo stesso, la scena che ritrae un vigile urbano uscito fuori di testa nell’amministratore l’ipotetico e asfissiante traffico di una metropoli; o quella, ancora, in cui un uomo ed una donna, indossando scarpe rosse con lunghi tacchi a spillo, simulano un duello tra due pistoleri (metafora, questa, dei due sessi che hanno di fatto confuso i propri ruoli sociali). Originali, inoltre, le coreografie di Giancarlo Stiscia ed i costumi e le scenografie di Erminia Palmieri.
 

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Foto - La Repubblica   La Repubblica


UNO spazio mai usato: lo Studio 10 di Cinecittà (170 posti). Un testo mai rappresentato ufficialmente in Italia: 'L’ora in cui non sapevamo nulla l’uno dell’altro' (dato in prima assoluta nel 1992 al Burgtheater di Vienna). Uno spettacolo senza mai una parola, perché il lavoro si compone soltanto di una lunghissima didascalia dell’autore che prescrive ai vari personaggi (30 in origine, e 5 in quest’odierno allestimento) un continuo andirivieni in uno spiazzo di una qualsiasi città del mondo. Ma la regia di Francesca Garcea, oggi, non riserva mai un assoluto silenzio allo svolgersi dell’azione, avendo concepito una sorta di video-clip musicale di un’ora e un quarto in rapporto diretto coi movimenti degli attori. 'L’ispirazione per l’elemento musicale non previsto da Handke m’è venuta osservando il viavai di una piazza di Roma, eliminando il frastuono del traffico – spiega la regista - e il dato di partenza era costituito drammaturgicamente dal moto perpetuo delle persone, ossia di tutta l’umanità'. E un gioco scenico dell’esistenza. Repliche fino a domani. La compagnia è quella del Teatro dei Contrari.         (Peter Handke)

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Foto - Il Corriere Laziale   Il Corriere Laziale
Arte, Cultura e Attualita'

Debutta allo Studio 10 di Cinecittà: 'L’ora in cui non sapevamo niente l’uno dell’altro', da Peter Handke
La regista Francesca Garcea avverte: “In questo spettacolo, troverete la mia anima” di Monica Riccucci.

Sarà in scena dal 2l a123 ottobre 'L’ora in cui non sapevamo niente l’uno dell’altro'. Un gioco scenico la pièce scritta da Peter Handke e diretta dalla regista Francesca Garcea allo Studio 10 di Cinecittà. Scrittore provocatorio e anticonformista, con questo testo (rappresentato per la prima volta al 'Burgtheater' di Vienna nel 1992), Handke prosegue la sua ricerca sulla funzione del linguaggio, ossia quel monitoraggio acuto e libero sulle possibilità del lessico che l’autore compie sin dai suoi primi lavori teatrali. Protagonista, questa volta, non è la parola, ma la scena; lo spazio scenico diviene il luogo sacro dove 'le età della vita intersecano le loro traiettorie'. Al valore simbolico della gestualità, il compito di tessere la trama di questo 'gioco scenico'. Privati della parola, gli interpreti realizzano una sequenza rituale che darà loro l’opportunità di testimoniare la loro esistenza. In scena, due tipologie umane: coloro che conducono la propria vita alla stregua di un mondo caotico e sterile, e coloro che si riservano il tempo per osservare ed ascoltare chi gli vive affianco. La giovane regista Francesca Garcea è particolarmente legata a questo scrittore (tra i suoi allestimenti ricordiamo 'Viaggio in Piroga', 'Insulti al Pubblico' e 'il gioco del chiedere') e dedica tutta se stessa a questo nuovo spettacolo, poiché nel testo riconosce la summa delle ragioni che la legano all’opera di Handke. Cinque, gli interpreti che la accompagnano nel suo viaggio: Payet Allemran, Stefano Soleto, Nino Mallia, Elena Cornacchia e Rita Gianini.

Francesca, perché la scelta di mettere in scena Peter Handke?
'Rappresentare le sue opere e sempre stata una mia esigenza. E’ qualcosa di istintivo, necessario e vitale. E’ stato così sin dal 'Gioco del chiedere', il mio primo allestimento. E’ un autore da cui non riesco a staccarmi. In passato mi sono dedicata ad altri testi, ricorderai 'Cent’anni di solitudine' di Gabriel Marquez, che rimane un’esperienza meravigliosa, ma continuo a sentire l’esigenza di mettere in scena le sue opere'.
Perché ti senti cosi legate a lui?
'Lui mi ricorda gli anni settanta, gli anni della mia adolescenza, in un certo senso gli anni in cui é cominciata la mia formazione artistica, quando passavo interi pomeriggi nei cinema d’Essay a vedere le sue sceneggiature. Ce poi una coincidenza a cui mi piace pensare: quando Handke raggiungeva il successo con Wim Wenders, contemporaneamente maturava anche la mia arte'.
Qual è secondo te l’aspetto più affascinante della sua opera?
'È un poeta, un filosofo esistenzialista. Pensa a ciò che ha descritto con 'II Cielo sopra Berlino'. E poi è geniale, ironico, non chiude mai, è come se rimanesse sempre sospeso, ed io amo i rimandi ..'.
Cosa intendi?
'Ogni volta che firmo una regia, mi piace chiudere lo spettacolo con la sensazione di aver creato dello spazio nella coscienza dello spettatore. Vorrei che questo vuoto interiore lo aiutasse a chiedersi qualcosa in più su di sé, vorrei che anche lui come me — rimanesse sospeso mettendosi in ascolto verso ciò che lo circonda'.
Ci sono stili registici a cui ti ispiri?
'Si, certamente, ma non appartengono al mondo del teatro, semmai a quello del cinema'.
Ad esempio?
'II cinema di Emir Kusturiza e i ricami cinematografici di Luis Buñuel'.
Una volta scelto il testo, quale percorso seguono i tuoi allestimenti?
'II mio disegno è chiaro ancor prima di scegliere gli attori. E’ come se le percezioni avute durante a lettura fossero state già parte di me, da sempre. Viene da sé che durante le prove, la linea registica muti la sua forma, ma tutto è parte di un mio percorso interiore'.
Come si svolge il lavoro con gli attori?
'Durante i primi dieci giorni di prove svolgo un lavoro di training attraverso a musica. Non antepongono mai la canonica 'lettura a tavolino'. Gli attori hanno il copione dopo almeno due settimane di prove e lo leggono autonomamente. Monterò le scene molto tempo dopo, quasi nel momento conclusivo'.
Mi stai dicendo che gli attori cominciano a lavorare non avendo un copione da seguire?
'È così. Forse sarò presuntuosa, ma i miei interpreti scelgono di lavorare al buio. Si abbandonano gli uni agli altri ed io con loro. È li che avviene la magia del teatro, proprio attorno a questa distensione. Vedi, attorno a questa unione si viene a creare un’energia così intensa..., credo che questa sia l’unica forza di cui un gruppo ha bisogno per portare in scena allestimenti così simbolici. Io voglio eliminare le separazioni, voglio nutrire il fluire delle emozioni'.
Tra gli attori di questo spettacolo, riconosci il tuo interprete ideale?
'No, poiché li vedo come un corpo unico. Fondono la loro unicità in una realtà coreutica intensa e irripetibile'.
Quanto sono importanti gli attori nel tuo mestiere?
'Loro rappresentano tutto per me; loro rappresentano me; loro sono la ragione stessa del mio mestiere'.
Quali sono le difficoltà più grandi che una giovane regista può incontrare nel circuito teatrale?
'Trovare i finanziamenti, incontrare quella produzione che crede in te e nel tuo lavoro. Io sono stata molto fortunata perché ho incontrato il coraggio e la disponibilità della “Famiglia delle Ortiche” di Cherif, un gruppo di lavoro che ha amato la mia arte e che continua a investire su di me. Cherif è un artista al quale devo molto'.
Durante l’intervista ti brillavano gli occhi… cosa ti fa amare così tanto il tuo mestiere?
'Quando ero piccola avevo paura della mia capacità di immaginazione. Ascoltavo la musica per ore ed ore e la mia fantasia andava lontano facendomi sentire diversa dalle altre bambine. Sono passati più di venti anni da allora e per fortuna ha dato ascolto a me stessa permettendo a quella stessa permettendo a quella stessa emozione di uscire. Ciò che in passato mi esplodeva dentro terrorizzandomi, è diventato la mia essenza di artista'.

 

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Foto - Il Tempo   Il Tempo
Nell'inferno delle etnie balcaniche di Antonella Melilli

LA SCELTA del barcone sul Tevere, dove viene presentato I1altestirnento, non è affatto casuale, ma deriva anzi dalla convinzione che sia questa la sede ideale per un spettacolo che nel titolo stesso, 'Viaggio in piroga', rimanda all’idea dell’acqua e della navigazione. Mala cosa si ferma qui, poiché più nulla interviene nel corso della rappresentazione a ricordare la suggestione del luogo, tranne forse la sconsolata affermazione finale che siamo tutti sulla stessa barca.
Una verità, perfino un po’ banale, che qui viene a concluder con un senso di accorata impotenza e di amarezza profonda un testo analiticamente indagatore, pervaso da un impegno politico e civile che da sempre caratterizza l’opera di Peter Handke. Un impegno che non ha mancato negli anni di suscitare intorno allo scrittore polemiche aspre. Come è accaduto anche per questo testo che, scritto sei anni fa e presentato al Burgtheater di Vienna nel 1999 per la regia di Klaus Pejmann, ancora una volta si è imposto come un evento capace di attirare l’attenzione della stampa internazionale per la sua impronta marcatamente antiamericana. Un atto unico, presentato dal Teatro dei Contrari insieme a 'I nuovi cinema Paradiso' in anteprima per l’Italia,a l cui interno l’autore, austriaco di madre serba, torna ad addentrarsi nel nodo intricato della guerra dei Balcani, da lui costantemente vissuta in prima persona nel corso di numerosi viaggi in Jugoslavia. Un conflitto terribile, e forse ancora storicamente troppo vicino per poterlo analizzare, in cui il testo va affondando nell’improbo tentativo di individuare cause e concause di un focolaio di etnie ribollenti di odii e di rancori. Dove moltissime sono soprattutto le responsabilità internazionali e difficili da intravvedere le possibili prospettive di soluzione. Come va emergendo gradualmente dallo spettacolo che si snoda nella sospensione di un’atmosfera surreale e che, prendendo le mosse da due registi occidentali, interpretati da Marco Di Stefano e Antonio Serrano, intenti a raccogliere informazioni per un film sulla guerra del Kossovo, mette in scena una particolare formula di cinema nel teatro.
Avvalendosi di dieci interpreti abbastanza puntuali, fra cui un assai efficace Sebastian Barbalan, che si prodigano all’interno di una narrazione punteggiata di musiche balcaniche eseguite in scena da un gruppo di gitani. La regia, severa ma al tempo stesso un po’ arida, di Francesca Garcea utilizza accanto ad una interessante colnna sonora scandita di forti percussioni, anche la proiezione di video appositamente realizzati, che rimangono tuttavia del tutto inessenziali allo snodarsi dell’azione.

Al Barcone, lungotevere degli Artigiani fino al 7 giugno
 

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Hanke dall'amore alla guerra

DOPPIO HANDKE, l’autore austriaco di madre serba, in scena domani. Nella Casa delle Letterature si presenta 'Canto alla durata', lettura-spettacolo tratta dall’omonimo poema di Handke proposto in una versione originale. Accanto alle voci recitanti di Daniela Attanasio e Sista Bramini, la musica composta per l’occasione da Giovanna Natalini (eseguita dal vivo dalla violinista Camilla Dell’Agnola), le istallazioni visive create da Anne Clemence. 'Canto alla durata' è un breve poema sull’amore, sul sentimento del vivere, sul perdurare dei ricordi nel tempo. Affetti, famiglia, semplici abitudini domestiche e quotidiane, ma anche la passione per il mare e la campagna, i 'luoghi della durata' cari al poeta e scrittore. Come le sorgenti di campagna vicino a Meudon, e la Porte d’Auteuil, nodo di traffico e di trastuono cittadino.
Sempre domani, ma in uno scenario completamente diverso, il Barcone di Lungotevere degli Artigiani, al Ponte di Ferro, debutta 'Viaggio in piroga', ovvero Una Pièces per un film di guerra', scritto sei anni fa sul tema della guerra in Kosovo. Rappresentato per la prima e unica volta a Vienna proprio mentre infuriava il conflitto, fu evento che scatenò grandi polemiche. “Un testo dichiaratamente antiamericano. Lacrime, disperazione e morte, che due registi tenteranno invano di portare sul grande schermo. Ma non c’è finzione che possa rappresentare l’olocausto di un popolo”, dice la regista Francesca Garcea. Lo spettacolo sarà replicato fino al 7 giugno, dal lunedì al venerdì, alle ore 21,30.
 

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Foto - Gazzetta del Sud   Gazzetta del Sud
Un teatro per tutti i 'contrari' Francesca Garcea, regista d'avanguardia

Incontriamo Francesca Garcea, giovane e caparbia regista teatrale originaria di Albi in provincia di Catanzaro, con un’innata propensione per l’avanguardia, nel Teatro dei Contrari a Roma, lo spazio da lei creato sei anni fa, in zona Colosseo. La nascita di questo teatro, partiamo dalle origini…
'A parte la grande passione che mi lega a questo mestiere – racconta Francesca – ha sentito molto forte il bisogno di avere un ‘posto’; un luogo dove convogliare le esigenze artistiche di un gruppo di lavoro che è poi diventata la ‘Compagnia dei Contrari’.
Parlaci un po’ di questo gruppo.
'È andato via via formandosi negli anni, con gli attori che restavano affascinanti e legati al tipo di lavoro che emergeva durante le prove, e quindi agli spettacoli. Si sono poi aggiunte nuove professionalità e personalità artistiche: costumisti, coreografi, scenografi. Un gruppo molto affiatato ed in sintonia con le mie scelte artistiche, condivise e arricchite dal contributo di tutti. Caratteristica comune ed irrinunciabile: la sperimentazione, l’avanguardia, l’antiretorica comunque e sempre, la ricerca'.
Le tue produzioni sono centrate per lo più sullo studio delle opere di Peter Handke. Un amore a prima vista?
'Si, assolutamente. Finora, tranne che per il mio adattamento di ‘Cent’anni di solitudine’ da Marquez, abbiamo prodotto cinque diverse opere di Handke. Per ultima, 'Lora in cui non sapevamo nulla l’uno dell’altro', la sua pièce senza parole'.
A cosa devi questa grande passione per il teatro?
'È  una vecchia storia, risale a quando avevo otto anni, in una caldissima estate calabrese alla fine degli anni settanta. La casa di mio nonno, ad Albi, un paesino della Sila era vuota e libera quindi tutta per me e per i miei piccoli amici. Lì, in quella casa, per interminabili e meravigliosi pomeriggi ho cominciato le prime regie: davo le parti, destinavo i ruoli e creavo situazioni mettendo in scena le storie che leggevo – all’epoca mi prendeva principalmente ‘Diabolik’ … chissà perché! Sono passati tanti anni da allora, ma la felicità di quei momenti, la pienezza è difficile da dimenticare'.
Da grande hai poi intrapreso studi artistici veri e propri.
'No. La vita per un bel pezzo mi ha portato altrove. Mi laureai giovane in Sociologia e comincia l’attività di giornalista. Solo una decina di anni fa mi resi conto che la vera aspirazione, la cosa totalizzante era il teatro'.
Quindi hai cominciato tutto daccapo…
'Si, senza dubbio ho cominciato daccapo, recuperando tempo con esperienze teatrali d’ogni tipo, con esperienza diretta, senza scuola ma sul campo, anzi sul palco. Assolutamente autodidatta'.
I progetti futuri?
'Una tournee europea per il testo senza parole di Handke e la sceneggiatura cinematografica di una bella storia scritta qualche tempo fa. E certo un rinnovato impegno per la mia ragione. Il mio teatro, i colleghi che vi tengono i corsi, io stessa, siamo a disposizione per progetti fattivi con i corregionali'.
 

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Foto - La Critica   La Critica
Notturni gitani per Marquez

Francesca Garcea rivisita Cent’anni di solitudine in chiave felliniana. Come commento musicale, i suoni dal vivo della Gipsy Orchestra
Valerio Iacobini - Per Cent’anni di solitudine da Gabriel Garcia Marquez con Ciro Pipolo, Stephan Rousseau (dal 17 aprile Hodan Tahir), Silvia Raeli Paola Negrin, Roberto Beth, Angelo Curci Massimo Gregò, Danilo delta Calce musica dal vivo della Gipsy Orchestra regia di Francesca Garcea
VISTO AL TEATRO DEl CONTRARI

[Atmosfere circensi di gitani, androgini, guerriglieri zapatisti e generali ridicoli: una miscela che sa del Sudamerica immaginifico e leggendario della letteratura, carico di suggestioni fino all’inverosimile; una miscela che a teatro si impone con un macrocosmo quasi felliniano, del tutto sui generis anche nel sottofondo musicale, così ardito da mescolare Tom Waits a Franco Battiato.
Si tratta di Per cent’anni di solitudine, per la regia di Francesca Garcea, artista che ha assunto quasi a poetica l’attività di riscrittura di testi letterari (fino a questo momento per lo più di Peter Handke). Portare in scena un romano e un’operazione estremamente complessa, e questa sorta di “assioma”, nel caso particolare del capolavoro di Gabriel Garcia Marquez, e tanto più vero: come rendere infatti la straordinaria rete di situazioni, storie e personaggi che l’autore intesse, spesso facendo perdere le proprie tracce anche  al lettore più accorto? La risposta è:  evocando. E’ così che Francesca Garcea articola il suo discorso attraverso una serie di segni, eventi narrativi direi quasi iconici nel romanzo, facendo affiorare quelle stesse atmosfere assurdamente reali, stagliandole di fronte ad un tronco a metà fra vita e morte ed incantandole nei notturni gitani della Gipsy Orchestra, notturni che riportano alla noia che a Macondo sa di solitudine e pioggia. Ne risulta un andamento narrativo per certi versi contrario ad alcuni punti del testo originale. Sullo sfondo, vigorosa è l’interpretazione politica del romanzo, secondo un punto di vista eminentemente sessantottino, per certi versi lontano dalle suggestioni che oggi la poesia di Marquez può orchestrare; ma del resto l’esperienza letteraria latinoamericana incastra labirinti di surrealtà a partire dalle sue vicende politiche, che sono allo stesso tempo realtà ed il suo esatto contrario.]

 

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Foto - Sera Italia    Sera Italia
Riapre il Teatro dei Contrari - Visione e incanto 'Cent'anni di solitudine'

Riapre il Teatro dei Contrari di Francesca Garcea che logisticamente si trasferisce dal quartiere Salario al Colosseo, in via Ostilia 22. Al di là del cambio di spazio rimane però, come linea guida, lo stesso indirizzo tracciato negli scorsi anni con un teatro attento all’evocazione, al surreale, all’emozione impressionistica. Ne è conferma lo spettacolo che la stessa Garcea mette in scena per l’inaugurazione della nuova sede con un libero adattamento tratto dal capolavoro di Garzia Marquez dal titolo 'Per cent’anni di solitudine' e realizzato in collaborazione con la 'Famiglia delle Ortiche'. Lo spettacolo, infatti, non tradisce questa poetica con una messinscena ed una recitazione d’ensemble supportata musicalmente in scena dalla 'Gipsy Orchestra' che ci trascina tra i sentieri metafisici di Marquez dove il paesaggio sudamericano e la sua atmosfera diventano specchio della condizione umana grazie anche al continuo rimescolarsi di storie,linguaggi, etnie in un 'melting pot' latino-americano così profondamente diverso da quello dei cugini nord-americani. Diverso in cosa? Ce lo chiedevamo vedendo lo spettacolo: è proprio la disperata umanità del Sud America che sconfina nel grottesco a renderlo diverso, è lo stratificarsi di un sogno che non si avvera mai, contrariamente all’American Dream e che trascende nell’attesa di un evento superiore, di una salvezza di là da venire tra militari, golpe, rivolte di popolo, sciamani, stregoni e l’allegria della musica … Lo spettacolo diretto dalla Garcea è tutto questo, riuscendo a rendere teatro ciò che all’inizio è letteratura grazie anche ad un compatto numero di artisti che rendono lo spettacolo vivace e godibile con Roberto Belli,. Angelo Curci, massimo Gregò, Danilo Della Calce, Silvia Raeli (che si fa notare anche per le sue capacità canore), Paola Negrin, Ciro Pipolo e la convincente prova di Stephan Rousseau nel ruolo della conturbante Pilar Ternera (dalla prossima settimana sarà sostituito dalla modella di colore Hodan Tahir). Le coreografie sono di Giancarlo Striscia. Lo spettacolo starà in scena fino alla fine di Aprile. La capienza è limitata a soli trenta spettatori e si prega quindi di prenotare. Piergiorgio Mori.

 

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Foto - La Repubblica   La Repubblica


C’è una necessità di sentirsi triste e ci sono tante zampate di ridicolo, per usare le parole di Gabriel Garcia Màrquez, e naturalmente c’è la soledad della matriarca Amaranta Ursula come pure la sibillina sensualità di una Pilar Ternera in versione trans gender, e c’è l’edenica Remedios, e lo zingaresco e profetico Melquìades, e l’assorto condottiero rivoluzionario Aureliano ('32 sollevazioni armate, 17 figli maschi sterminati, sfuggito a 14 attentati e a 73 imboscate') con codino di porco per discendenza endogamica, e ci sono dittatori-poliziotti bananieri con gonnellini alla Josèphine Baker, e c’è l’inerme e delicato Pietro Crespi, e la malìa oggi non sudamericana ma rumena della Banda Gitana, in “Per cent’anni di solitudine” come suona il libero adattamento di un’ora della regista Francesca Garcea tratto dal romanzo-fiume dell’autore colombiano, in scena al Teatro dei Contrari (traslocato in Via Ostilia). Attorno a un albero-feticcio dove spicca il cartello 'Dio c’è', lo spettacolo della città di Macondo con visioni surreali di galli e di Grandi Madri, e di esorcismi e giostre, mette a segno un fluido blues cifrato di fantasmi e di saghe mimetiche coi contributi, tra gli altri, di Massimo Gregò, Stephan Rousseau, Silvia Raelli, Paola Negrin, Ciro Pipolo. (Rodolfo di Giammarco).

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Foto - Il Messaggero   Il Messaggero
'Per cent'anni di solitudine' ritmi gitani al teatro dei Contrari

Si comincia con la musica. Poi arrivano gli attori. Ma la musica è la vera protagonista di Per cent’anni di solitudine, lo spettacolo che Francesca Garcea ha tratto dal best-seller di Gabriel Garcia Marquez, in scena al teatro dei Contrari (tel. 0670496494). Un doppio debutto, per lo spettacolo e per il teatro, che ha inaugurato la nuova sede di via Ostilia, con 'una programmazione che si indirizzerà esclusivamente verso un teatro contemporaneo surreale e visionario'. La musica è quella della Banda Gitana, che suona brani della tradizione rumena. Sulla scena otto attori, con la regia della stessa Garcea. 'E’ uno spettacolo di suggestioni visive e sonore – spiega l’autrice -, con un testo completamente riadattato, ma che ha cercato di mantenere vive le atmosfere del romanzo'. Per cent’anni di solitudine resta in scena fino al 22 aprile, ma per soli 30 spettatori ogni sera. E’ gradita, e consigliata, la prenotazione.

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Foto - La Repubblica   La Repubblica
Offese al pubblico con inedita Luxuria

E’ uno spettacolo fuori-catalogo, 'Offese al pubblico' da (e non di) Peter Handke, sia per come il testo fu concepito da questo acuto autore di monitoraggi letterari e scenici sia per come la materia viene adesso smontata e rimontata, tradotta in schegge di cabaret glaciale, e dotata di nuova insolenza nella struttura pensata dalla regista Francesca Garcea, al Teatro dei Contrari. E’ una piattaforma di contumelie sadiche, questo testo denunciatario di mediocrità e bassezze accollabili agli spettatori, e in panni mimetici di soggetto che sparge veleni e turpiloquio c’è Vladimir Luxuria che da esponente di primo piano della cultura e mondanità trans gender compie qui un passo serio, somatizza la bile di esternatori solitari. E’ anche una prospettiva di carreggiata stradale invasa da musiche degli Eagles, dei Pink Floyd di Battiato o di Bennato, questo libro bianco di insulti. E’ una collezione di fenomenologie dell’andare-a-teatro, è un teatro del mondo che vi apostrofa di bavosi, leccapiedi, teste di c... e pezzi di m..., tutto procede come in una soirée con frustino. E c’è Un vecchio ardimentoso senso che non muore, parole di Luxuria, Alessandra Celi, Franco Carella e Antonio Dejoma.
(Rodolfo di Giammarco)
 

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Foto - Corriere della Sera   Corriere della Sera
A teatro per insultare gli spettatori - Ingiurie velenose al pubblico in una piece di Handke sul declino dell'Occidente

Peter Handke avrebbe esultato al debutto del suo «Offese al pubblico. Il testo provocatorio, in scena al Teatro dei Contrari, ha centrato in pieno il bersaglio e un gruppo di spettatori insolenti ha subito l’onta dello sberleffo di un giovane e coraggioso attore che non si è lasciato intimidire da fastidiosi scoppi di risa. Antonio Dejoma ha interrotto lo spettacolo dicendo: «Non è possibile continuare così», e poi, rivolto al pubblico rumoroso: «Avrei dovuto recitare una poesia di Garcia Lorca. Si intitola 'Sera', vi consiglio di leggerla». L’intervento, che ha gelato i disturbatori, è stato accolto con applausi dal resto della platea.
«Offese al pubblico è una provocazione sul teatro, diretta non solo alle platee indolenti, ma anche ad attori, autori e registi presuntuosi. L’insulto — dice uno dei personaggi agli spettatori — e un modo per parlare con voi».
Contrariamente alle indicazioni del testo, che voleva un personaggio dialogante senza altri arricchimenti scenici, la regista Francesca Garcea Si è divertita a scomporre il monologo e ha costretto gli attori a indossare costumi kitsch, a varcare con i vari stili di recitazione il paradosso e il grottesco: «Ne risulta una giostra impazzita di personaggi-simbolo fuori dal mondo, alle prese anche con improbabili coreografie». Vladimir Luxuria, bravissimo e camaleontico, è la signora snob con boa di struzzo avvolto al collo, ma anche un asessuata voce insultante e uno stravagante personaggio con indosso un vestito di metallo e cappello di piume. Gli altri sono Alessandra Celi, Claudia Abbate e Franco Carella. Antonio Dejoma e lo spettatore dolente con una corona di filo metallico sulla testa che siede su un trono al lato della platea.
Non c’è una trama. Non si svolgono azioni sul piccolo palcoscenico arredato come un antro delle streghe. Gli attori vagano in una sorta di rituale sciamanico sputando insulti velenosi che nascondono un’amara riflessione sulla cultura del degradato Occidente. (S. Ces.)
 

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Foto - Sera Italia   Sera Italia


'È sempre difficile condurre un uomo verso la propria felicità. Con il sorriso tutte le cose diventano più sopportabili'.
Così in 'Viento Nuevo', sino al 25 ottobre al Teatro dei Contrari, via Taro 33/a, viene lambito, carezzato, l’enigma del vivere umano, proteso ad una continua e spasmodica ricerca, perché nel cammino 'si ha sempre la sensazione che il meglio debba ancora venire, fino a quando non ti accorgi che il meglio è già passato'.
Lo spettacolo, scritto e diretto da Francesca Garcea, con Rita Gianini, Manuela Di Salvia, Luisa Spagna, Angie Esposito, è costruito in chiave surreale ed affronta il tema del viaggio come scoperta e realizzazione del proprio essere.
Il pubblico viene condotto, attraverso le peripezie dei due protagonisti, 'Ragno peloso' e 'Capo', in un volo immaginario, prima su una mongolfiera, poi con un veliero in alto mare, sino all’approdo su una stella ed il ritorno a casa.
'Tutto' infatti 'può succedere quando si è trasportati dall’onda di un vento nuovo, in un teatro che sta sulle rive dell’oceano'.
Metafora moderna del mito di Odisseo, in 'Viento Nuevo' si incontrano, in un clima fiabesco, il desiderio di evadere, la speranza, i sogni e le illusioni, con un messaggio chiaro e positivo: 'vola solo chi osa farlo'. Annalisa Venditti
 

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Foto - Il Corriere Laziale   Il Corriere Laziale
'Viento Nuevo' - Un percorso in posti fantastici

Venerdì 2 ottobre il Teatro dei Contrari: ha aperto la sua stagione teatrale con lo spettacolo 'Viento Nuevo' dal sapore onirico e surreale.
'Tutto può succedere quando si è trasportati dall’onda di un vento nuovo...'; questo é il tema della rappresentazione, un viaggio nel mondo dei sogni di ognuno di noi, in quell’angolo nascosto che svelandosi ci fa percorrere luoghi sconosciuti e mondi lontani. Francesca Garcea ha curato la regia dello spettacolo, che interpreta insieme a Rita Gianini, Manuela Di Salvia, Luisa Spagna, Angie Esposito e Paolo Pacciolla.
Viento Nuevo narra le peripezie dei due protagonisti Capo e Ragno, delle difficoltà e dei personaggi che incontrano durante il loro percorso, che li conduce in posti fantastici, al di là dell’immaginario. Grazie ad un forte vento, la mongolfiera li porta fin su una stella, ma non essendo soddisfatti, vorrebbero andar via. Il vento spiega allora che per avanzare bisogna sorridere, eliminando il senso di paura che ci attanaglia 'vola solo chi osa farlo', chi ha il coraggio di realizzare i propri sogni.
Lo spettacolo rappresenta un’autobiografia dell’autrice-regista, che ripercorre, attraverso immagini suggestive e visionarie, le difficoltà incontrate nell’intraprendere la strada artistica, riservata a chi fa emergere molto coraggio. Le soddisfazioni che si hanno nel portare avanti i propri sogni sono importanti per andare avanti e alimentano e arricchiscono la propria vita.
Maria Grazia Sarandrea
 

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Foto - La Repubblica   La Repubblica


'Viento nuevo' del Teatro dei Contrari – Gli attori? In platea
SE è vero che nei sogni può succedere di tutto e che ordine e regole sono nemici dell’inconscio, il teatro dei Contrari ha deciso di aprire la sua stagione, stasera, con uno spettacolo che sembra diretto da Freud. E per 'Viento nuevo' l’autrice Francesca Garcea ha voluto ribaltare anche la tradizionale messa in scena: gli spettatori, con le loro sedie, si accomoderanno sul palcoscenico, mentre gli attori reciteranno in platea, accompagnati da musica dal vivo e, tanto per complicare di più le 4 cose, anche da una ballerina indiana e da ätmosfere new age. «E’ uno spettacolo, costruito su un testo assurdo, che parla dei sogni relegati nella soffitta della nostra coscienza - spiegala Garcea, che e anche direttore artistico del teatro - ma i presenta anche un’incitazione a realizzarli». Non è per caso che la stagione del teatro dei Contrari, nato lo scorso anno, si apra con 'Viento nuevo': «Vogliamo dare l’impronta a tutta la programmazione che, come l’anno passato, sarà d’avanguardia».
(Teatro dei Contrari, via Taro 33/a, biglietto L. 20.000, tessera gratuita, tel. 8845953).
(an.pi.)

 

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Foto - Sera Italia   Sera Italia
'Viento Nuevo' al Teatro Dei Contrari - In volo sulla mongolfiera oltre i confini del mondo

Il teatro dei Contrari piccolo spazio situato in via Taro dal nome stesso propone un progetto, un programma, sul quale costruire un’idea diversa di teatro. Un teatro rovesciato, come quel secentesco cannocchiale aristotelico che deformava e allo stesso tempo informava di realtà nuove, inesplorate, mai viste. Così nello spettacolo allestito da Francesca Garcea e con la regia di Pernilla Paasilina il primo rovesciamento suggerito è proprio quello tra spettatore ed attore con le due attrici, la stessa Francesca Garcea e Rita Gianini, in platea e con gli spettatori sistemati su delle sedie disposte sul palco. A loro volta le donne dànno vita a due personaggi surreali una sorta di alter ego femminile di due personaggi beckettiani, con riferimenti e citazioni polemiche nei confronti del teatro di ricerca (di certa ricerca ovviamente). Le due spettatrici-attrici inscenano dal loro punto di vista la morte dell’arte ed il buio delle proposte ufficiali e di contro una loro idea di teatro che è poi un loro sogno. E quale metafora accompagna meglio un sogno di quella del volo, un volo in mongolfiera per giunta, il mezzo di volo più antico che ci sia? Di qui inizia un viaggio di cui le due attrici cercano di far partecipe il pubblico implicito, immaginario cioè, incluso dal testo, e quello vero, fisico. Si tratta di viaggi agli estremi confini del mondo, confini esotici dell’altro emisfero, viaggi che per compiersi necessitano di un “Viento nuevo” come recita il titolo dello spettacolo. Lo spettacolo denota un lavoro in profondità per quanto concerne la messiscena, corredata di coreografie e musiche. Quello che forse lascia perplessi è il finale che sembra molto precipitoso, improvviso, come un sogno interrotto d’improvviso appunto e che forse potrebbe essere costituito diversamente. Al Teatro del Contrari fino al 22 marzo. Riprenderà successivamente nella seconda metà d’Aprile. Piergiorgio Mori.

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